mercoledì 2 giugno 2010

Vinicio Capossela-resta con me



"Mi ha svegliata l'agenda del cellulare, ho messo un piede giù dal letto ma un secondo dopo ero di nuovo con tutti e due i piedi sotto le coperte; poi, però, mi sono detta "su, coraggio! è ora di fare il saltino giù dal materasso" ed ero in piedi. Connettere appena sveglia è veramente un'impresa quasi impossibile, specialmente quando i sogni sognati la notte si muovono ancora confusi nella testa per prendere posto in qualche parte dell'ippocampo così da non disturbare durante il giorno. Ma c'era qualcosa di diverso nei sogni di stanotte, sembravano consigli.. sì, consigli, ma non ricordo riguardo cosa.

Sto esercitando il mio cervello, come sempre, ed è stato proprio questo che mi ha fatto capire perchè anche i ricordi più lontani siano in me tutti così vivi, dettagliati, emotivamente del tutto fedeli alla prima impressione. Medina dice: "il ricordo si consolida richiamando alla memoria” cazzo! allora io penso “ questo vuol dire che ricorderò sempre tutto, ma proprio tutto, in HD?- "ma no, sciocca! basterà non richiamare alla memoria” risponde lui. Ok, ci sto. E se me lo consiglia lui non posso che fare come mi dice. Ma poi, però, è così fondamentale dimenticare? “certo che lo è!il cervello ha bisogno di spazio, di aria! Ma fa tutto in automatico, non ti ho insegnato nulla??!” sempre Medina che parla. Avoglia se mi hai insegnato! solo che alcune cose sarebbe bello ricordarle! altrimenti si riduce tutto a un continuo svuotamento. Ad esempio, oggi è il 2 giugno, il compleanno di Rosanna e stamattina, appena aperti gli occhi, la prima cosa che mi è venuta in mente è stato questo stesso giorno di due o tre anni fa: erano le dodici più o meno, io stavo cercando di imparare le formule di chimica farmaceutica mentre la tv era accesa sulla parata militare (a mio padre piacciono tanto le parate militari ma a me fanno veramente cagare.. tutte quelle uniformi, quel passo del cavolo, COORDINAZIONE, ecco! sì, coordinazione....) e io le ho mandato un messaggio di auguri. E' stato carino ricordare questo fatto! se non ci avessi pensato mai dopo quel giorno, probabilmente lo avrei dimenticato! o forse no, visto che, come sostiene la tua teoria, il ricordo è direttamente proporzionale all'emozione che accompagna il ricordo stesso. "bravissima!". Grazie John, non sai quanto è bello sentire complimenti al superlativo! Ad ogni modo, il fatto che io abbia la corteccia pre-frontale troppo attiva mi porterà a ricordare sempre tutto? "ma no, ti porta soltanto ad essere un po' più passionale e focosa degli altri. ti accendi con poco e il fuoco è bello vivo, ma per risolvere basta buttarci su dell'acqua!"Dell'acqua John? (perchè posso darti del tu, mio mentore, vero?) ma qui ci vuole proprio un estintore! sapori, profumi, odori nel vero senso della parola, tutti imput neurochimici che in me hanno un effetto devastante... ma questi prima o poi dovrebbero passare sotto la voce "dimenticato"!" “eh, no, mi spiace ma queste sono proprio le cose che non si dimenticano! Ricordi l’esempio delle lasagne della nonna? Ok, lo ripetiamo. Senti un po’ qui: quando eri piccolina, la nonna cucinava sempre le lasagne, che a te piacevano tanto ma poi non le ha preparate più per tanto tempo. Un giorno qualsiasi di un qualsiasi anno molto lontano dall’ultima abbuffata, sei a lezione e, mentre il professore spiega, senti un odore molto simile a quello della lasagna della nonna. E bene, grazie alle lasagne della nonna, anche molto dopo quella lezione, ricorderai esattamente cosa il professore stava dicendo in quel momento. Le lasagne hanno mandato quelle parole in PTL, in Long Term Potentiation!!! Ed è cos’ per gli altri profumi, le altre emozioni.. non si ha scampo, col cervello!” "ma porca miseria! allora sono veramente spacciata! ahahahah" - "al contrario! i miei discorsi dovrebbero rassicurarti! la maggio parte di quello che viviamo finisce nel dimenticatoio e, male che vada, finisce il PTL! quindi, non avere paura delle tue passioni, anzi, vivile! e vedrai che il tuo cervellino ti ringrazierà!

Accendo il pc, comincio ad ascoltare qualche canzone di Vinicio, rimando due o tre volte "resta con me" e poi provo a convincermi a preparare la valigia. Magliettine, gonne, spazzole, profumo. Medina sa come convincerti a vivere, a funzionare nel modo corretto, a essere un cervello acceso e moderato. Il problema è che a me la moderazione non è mai piaciuta, con limite a 50 vado sempre a 13o e chissà perché! forse più che di un cervello correttamente pensante avrei bisogno di un'entità che il pensiero non sa neanche cosa sia. Zucchero per il mio cervello non è altro che la sincerità e questo zucchero riesce ad attraversare la mia barriera ematoencefalica con una facilità disarmante!E tutto può essere zucchero! "un cervello libero è un cervello correttamente funzionante". porca miseria, allora sono un genio!!! "non esagerare, adesso... fai un saltello?"mi alzo dalla sedia e lo faccio, un momento, Medina.. fatto!! "Bene, sai il fatto tuo, ragazzina! ma adesso, anche se questo pigiamino rosa ti dona, non credi che sia il caso di andarti a vestire? non cominci a sentire un po' caldo?"Mi alzo dalla sedia, ma prima finisco di ascoltare la canzone che sto ascoltando. Un cervello libero è un cervello correttamente funzionante, quindi il mio dovrebbe funzionare bene ma sono sicura che funzionerebbe ancora meglio se riuscisse a trovare un cervello randagio, completamente fuori, un cervello con cui correre e ridere, senza lacci, per tutto il tempo che i due cervelli lo consentono, o meglio, lo vogliono. Questo è tutto quello che cerco, questo è quello a cui io direi, per una sera o mille "resta con me questa sera e balla ancora... etc, etc, etc".

lunedì 31 maggio 2010

"cellula artificiale - vita artificiale". è davvero così?

Cerchiamo di fare un po' di chiarezza: cos'è una cellula artificiale e cosa ha fatto Craig Venter, uno dei biologi molecolari più famosi e certamente il più discusso, il padre del sequenziamento del genoma (Progetto Genoma Umano) mediante la tecnica shotgun sequencing.
Qualche settimana fa, Venter è riapparso con un nuovo sconvolgente annuncio: "ho creato una cellula con un DNA sintetico perfettamente replicante" e i sistemi di informazione hanno subito chiamato questa nuova scoperta "cellula artificiale, vita artificiale". Ma cos'è, con esattezza, una cellula artificiale? Come suggerisce il termine stesso, una cellula artificiale è qualcosa di programmato, stabilito in laboratorio e completamente non naturale, capace di crescere in modo corretto e riprodursi esattamente con la stessa efficienza di un apparato cellulare complesso naturale. Ma quando si parla di una "cellula artificiale", l'immaginario collettivo di chi non sa bene di cosa si stia trattando, corre subito a prefigurare un qualcosa che nasce da un imput artificiale e che si sviluppa da sé fino ad assumere la grandezza, la forma e tutte le altre caratteristiche tipiche di una cellula naturale. Ecco, quanto appena descritto è ciò che Venter non ha fatto. E cosa ha fatto allora? per capirlo è necessario guardare alla storia che ha portato alla costruzione di un genoma "artificiale". Terminato il "Progetto Genoma Umano", Venter cominciò a pensare alla possibilità di sintetizzare in laboratorio sequenze di DNA non casuali ma funzionanti, codificanti, sequenze comunemente conosciute con il nome di "geni". Dopo svariati tentativi, si accorse che alcune delle sequenze sintetizzate attraverso l'utilizzo di un apposito (costosissimo) macchinario, erano effettivamente codificanti; questo successo lo portò ad immaginare la possibilità di costruire un intero genoma sintetico funzionante, progetto perfettamente riuscito a cui Venter e il gruppo del C. Venter Institute hanno lavorato instancabilmente e con caparbietà per dieci anni, tra lo scetticismo di una grande fetta di biologi molecolari; lo scetticismo era legato a due aspetti, fondamentalmente: 1) è pressoché impossibile riuscire a trovare lunghissime frasi di senso compiuto (il genoma) con sole 4 lettere (le basi azotate: adenina, timina, guanina, citosina"); le combinazioni sono miliardi e trovare una sequenza di geni codificanti non è cosa da poco.
2) 10 anni per condurre l'esperimento non basterebbero, un progetto di questo tipo occupa un lasso di tempo certamente maggiore.
La grandezza di Venter sta proprio nell'aver abbattuto le barriere di questi due punti e così, dai primi risultati riguardanti i geni, si è ottenuta una intera sequenza, passando per l'intermedio "cromosomi"
Da sempre Venter aveva accarezzato l'idea di riuscire a costruire sistemi (batteri) capaci di degradare il petrolio in mare o catturare l'anidride carbonica riducendo l'effetto serra, applicazioni vantaggiose dal punto di vista sociale, economico ed ambientale, dunque. Fu così che, durante i suoi viaggi in terre come l'Egitto, Venter prelevò campioni di batteri che sarebbero poi serviti per essere "testati" e "modificati" in laboratorio; ed è proprio questo che ha portato alla creazione di questa cellula artificiale. Perchè? Perché Venter ha inserito un DNA sintetizzato artificialmente in laboratorio in una cellula batterica già completamente formata, deprivata del suo naturale DNA, dando vita a un nuovo batterio con funzionalità specifiche: il Mycoplasma Laboratorium.
La genialità di Venter, infatti, si è dimostrata nella costruzione di un DNA sintetico, sì, replicante,sì, ma soprattutto recante delle sequenze che permettono a questo nuovo batterio di fare cose che gli altri batteri non possono fare, delle sequenze ad hoc che sembrano perfettamente integrate nel genoma complessivo e, che, quindi, conferiscono caratteristiche particolari; il tutto a partire da combinazioni di basi azotate fatte da una macchina. Qui sta la meraviglia di questo lavoro: progettare un DNA funzionante, in modo "soggettivo", "finalizzato".
Ora, più di una volta ho ripetuto il termine "DNA replicante". Perchè? Perchè questo è fondamentale ai fini della scoperta: un DNA che si replica correttamente e che, oltre a replicarsi correttamente, funziona correttamente (ossia è in grado di dirigere senza errori tutti i miliardi di processi biochimici che si svolgono nella cellula al fine di una corretta crescita e riproduzione) da alla cellula la garanzia di potersi moltiplicare. Il Mycoplasma Laboratorium, infatti, si è duplicato fino a formare una colonia (le cellule presentano un colore blu). Quindi, riassumendo, cosa ha fatto Venter: ha sintetizzato in laboratorio una sequenza genomica completa, la ha trasferita in una cellula batterica deprivata del suo DNA e ha osservato che questa nuova cellula (come già detto, diversa dalla precedente per specificità di funzione) riusciva a crescere e a duplicarsi correttamente.
Venter ha parlato di una radicale svolta sia a livello biologico che a livello filosofico perché pone le basi per una revisione della teoria creazionista. Io credo che sia ancora prematuro parlare in questi termini. E' certamente una scoperta meravigliosa dal punto di vista tecnico, il livello più alto che potesse essere raggiunto dalla biologica molecolare e l'applicazione di tale scoperta dal punto di vista ambientale e industriale potrebbe rivelarsi estremamente vantaggiosa per tutti noi. Ma resta il fatto che è una sequenza formata trapiantata in qualcosa di già formato. Ok, il fatto che tale DNA abbia la capacità di dirigere tutti i processi molecolari rende il confine tra formato e non formato molto sottile, ma sarebbe certamente diverso parlare di un qualcosa che si dirige da solo fin dal principio assoluto. Dal punto di vista dell'applicazione in campo medico/terapeutico, anche per questo siamo ancora molto lontani. Quella sintetizzata da Venter è, infatti, una cellula batterica con DNA eucariote ma comunque batterica. La messa a punto di una cellula compatibile con il sistema "uomo" è molto difficoltosa, perchè deve tenere conto di una serie di processi e di reazioni fisiologiche tipiche delle cellule degli organismi superiori: l'inibizione da contatto (per cui sono necessarie determinate molecole chimiche che fungono da messaggeri), l'ipersensibilità che provoca reazioni di rigetto ( a meno che non si costruisca un genoma che rechi geni compatibili con il sistema MHC del soggetto ricevente). Ad ogni modo, sono frontiere improbabili da raggiungere nell'immediato futuro.
Per quanto riguarda, infine, la formazione di interi organismi a partire da una cellula sola siamo ancora nel campo della fantascienza. La costruzione di un organismo è un processo indicibilmente complesso che non è ancora contemplabile a partire da una scoperta, per quanto stravolgente, come quella di Venter.
Come è facilmente prevedibile, tutto questo ha sollevato molte polemiche e, soprattutto, ha aperto il dibattito etico: "è giusto, non è giusto" e la nascita di due frange di opposizione ideologica di biologi molecolari. C'è chi sostiene infatti l'assoluta grandezza della scoperta di Venter e chi, invece, è decisamente scettico.
Per formarsi un'idea bisogna conoscere. Spero che questo post senza pretesa possa avervi aiutato a capire qualcosa di più di "come sono andate le cose".
Sapere è potere!

Angela.

sabato 29 maggio 2010

angela.



Sai quel bruciore al petto, quello stato di apatia confusa mischiato a un continuo cadere di lacrime... ecco, quello. di nuovo, una volta ancora. e l'unica cosa che vorrei ascoltare è il suono del silenzio.

Voglio bombardarmi di vuoto.

Per sentirmi meno brutta, per sentirmi meno inadatta, per sentirmi meno sciocca... e, paradossalmente, anche meno sola.
Muovo un passo dopo l'altro, piano, come se camminassi su frantumi di vetro e sento scricchiolare i pensieri, uno a uno, ogni pensiero accompagnato da una fitta fisica allo stomaco. Perchè? Non c'è un perché. E' così e bisogna starci, continuo a ripeterlo per farmelo entrare in testa anche se tutto quello che avrei sperato va esattamente dalla parte opposta al ragionamento.
Fatemi ascoltare in pace il suono del silenzio e fatemi anche ricordare l'uomo ormai lontano un anno che è stata la causa di tutto questo e che ha lasciato uno strascico invisibile all'occhio ma ingombrante come poche altre cose per la mia anima.
la domanda successiva è: "perchè io no?" ma preferisco non rispondere.
La storia si ripete ancora e io non riesco più a sopportare il rumore delle parole perché nessuna parola è dolce, nessuna dice quello che io avrei voluto potesse dire. Ecco, questi momenti sono esattamente quelli che avevo imposto a me stessa di non avvicinare più, neanche per sbaglio, e, invece, ci sono finita un'altra volta. E non immaginate neanche quanto possa essere avvilente.

http://www.youtube.com/watch?v=sjzdI440W6U

Non me ne volete ma adesso devo stare sola.

martedì 11 maggio 2010

A Chiara.

Tutto questo silenzio, tutto questo rumore intorno; e il sole sembra non bruciare come invece fa. ma poi ti guardo negli occhi e tutto mi sembra migliore. Non sei più un personaggio del mio mondo immaginario, non sei più un'ombra, quella specie di figura indefinita che era rimasta attaccata alle suole delle mie scarpe per una coincidenza fortunata. Sei un passo concreto, quello che io cercavo di scacciare per via del terrore dei vincoli... il tuo laccio non mi strozza, mi mette in condizione di ridere sempre, di sentirmi leggera e unica, anche quando qualche antropologo dalle scarpe orrende cerca di attaccare bottone vedendomi pensierosa. Solo tu conosci i miei pensieri più profondi e sono felice che sia così. Vederti piangere alla mia laurea è stata una delle cose più belle della mia vita, perché entrambe sappiamo cosa quel giorno abbia significato veramente. Avevo in mente un'altra puntata del nostro racconto ma poi mi sono detta: perché affidarmi alle parole di un personaggio figlio di un'idea? Non ti avrei reso giustizia, non come meriti. Ci ho messo quasi un mese, sai che i miei tempi sono un po' lunghi e, soprattutto, sempre pieni di miliardi di rivoluzioni effettive e apparenti; però oggi, finalmente, scrivo della mia fiducia incondizionata, cosa che cerco di dimostrarti ogni mercoledi e giovedì alle aulette blu ma che sento di dover mettere anche su un foglio, perché so che ti piace fare parte delle mie parole e forse anche perché sono qui a sentire canzoni su youtube e un po' mi manchi.. Come sarà non possiamo saperlo però se adesso mi cammini affianco non c'è più motivo di voltarci indietro, basterà allungare la mano di lato.
"Io sono una valigia e giro di stazione in stazione, in molti mi trasportano ma in pochi hanno la combinazione".


sabato 1 maggio 2010

punto.

Punti. Punto esclamativo, interrogativo, di sospensione. Alt!
Punto perché non c'è niente da dire, punti perché ce ne sarebbe troppo ma non sai da dove cominciare.
Punto perché è domanda, esaltazione, sorpresa, ammirazione.
Punto perché ricuce e scuce, punto perché è dolore acuto. punto, punto e a capo.
A capo perché in un nuovo periodo nascono nuove possibilità di espansione, di espressione, di inquadramento, di confronto.
Punti, capoversi e prospettive: lati attraverso cui l'occhio inquadra realtà pronte al rimescolamento della percezione personale, della classica capacità di distorsione bonaria, concessa inavvertitamente a scampoli di ragione.
I sensi, i sensi vincono sulle costruzioni rigide dei palazzi ideologici di anime in pena, in balia di sé stesse, di un bisogno troppo cercato.
L'arte di vivere si impara insieme alla pazienza certosina di chi tesse una tela infinita con fili che non conosce prima che possa girarli instancabilmente e nervosamente tra le dita. All'errore si ripara scucendo e ricucendo, in un continuo di possibilità di correzione che la vita umana non regala. E così, nell'errore, finiamo in punto, punto e a capo, punto e fine, punto di inizio, punto di semplicità comunicativa senza eguali. La beffa di un segnetto nero in un infinitamente bianco e confuso di espressioni: dove c'è fine c'è sempre, potenzialmente, un nuovo inizio.

sabato 17 aprile 2010

gocce di vetro

fondamentalmente, avrei voluto urlare. Ma sentivo quella spada muovere di traverso nelle viscere, strappare pezzi senza criterio per il puro divertimento di istillare il dubbio di fare la scelta giusta e il fiato si spezzava in gola. Rosso tutto intorno, rosso sulle mani non omicida ma ugualmente colpevoli e negli angoli dell'anima candida macchiata dall'errore; gialla la luce delle ore piene del mattino, troppo gialla per occhi socchiusi e stanchi. ombre. ombre distorte e gigantesche, dalle braccia lunghe e le mani come artigli,
Eccole le braccia aperte in volo verticale, eccola la testa lasciata abbandonata alla forza di gravità in senso inverso al suo essere, ed eccoli gli occhi, chiusi a un mondo che non voglio vedere, i capelli sciolti nel loro movimento libero: così mi vedrai quando la campanella suonerà per non tornare indietro e penserai che starò spiccando il volo. Ne avrei fatto volentieri a meno ma tu regalami la bugia che, in questo momento di saluto, pensi di perdere una piccola parte di te, che domani mancherà alle tue solite giornate trascinate e piene di te. Ne avrei fatto volentieri a meno se la terra non avesse gridato voglie scure e oscure. Di quante cose avrei fatto a meno, non è uno zaino pieno a testimoniare che hai vissuto; dammi solo una carezza, veloce, sussurra il mio nome una volta soltanto ma non guardarmi negli occhi ché non voglio leggere bugie. Voltati mentre mi dici "no", poi dammi le spalle e prendi la tua strada.
You'll always have the best of me, baby!

martedì 13 aprile 2010

l'ispirazione è fumo blu

Bene, e dunque era passato molto tempo dall'ultima volta che avevo preso la penna in mano, oh se ne era passato.
Avevo letto ma non troppo, avevo pensato, troppo, e avevo agito in modo intermedio; cercavo fondamentalmente spunto da qualche evento particolare, qualche viso interessante, qualche locandina buffa; insomma, qualsiasi cosa avesse solleticato la mia fantasia di scrittore molto poco professionalmente artista ma apparentemente molto, molto, molto artistico.
Accidenti quanto è difficile trovare l'ispirazione, a volte! E allora mi ero detto: "perchè non cadere, accidentalmente, in un discorso sull'ispirazione? insomma, se è così necessaria ci sarà anche bisogno di qualcuno che ne prenda le parti e ne parli, no?". Oh, bene. Avevo appena iniziato a buttare giù due righe che un tale, dall'aspetto alquanto bizzarro, venne a trovarmi nel mio studio. Dopo aver bussato nervosamente due o tre volte, quella sgradita e insistente presenza a pochi passi da me, urlò al di là della porta "mi scusi, professore, posso?". Un ragionamento razionale mi suggerì di non rispondere ma non so perchè dissi "si?". E lui fu lì, in un attimo, di fronte a me, con due occhi a forma di mandorla color nocciola che mi fissavano in modo imbarazzante.
- "per prima cosa, impari l'educazione, ragazzo. Se lei bussa e nessuno risponde è evidente che dall'altra parte non c'è nessuno, conviene con me?"
- "per prima cosa, professore, mi permetto di risponderle che lei non ha risposto, eppure c'era"
- "ma come si permette! come può lei contraddirmi e insinuare che io ci fossi! io non c'ero!le ho risposto solo per farle una cortesia, non per invitarla a entrare ma lei, da gran maleducato, è entrato e si è perfino seduto sulla sedia dove in genere faccio accamodare le persone che faccio entrare. Solo le persone che faccio entrare"
- "dal momento in cui lei mi ha risposto, non ho potuto fingere di non aver sentito, se avessi finto di non aver sentito allora sì che sarei stato un gran maleducato! Quindi, siccome era mio grande desiderio incontrarla, sono entrato. vorrei diventare uno scrittore, professore, come posso fare?"
- "ma scrittore di che? di cosa? non ci si improvvisa mica scrittore, ragazzo mio! cosa sono costrette a sentire le mie orecchie!!"
- "ma io non vorrei improvvisare, io vorrei scrivere con sistematicità, in modo logicamente e temporalmente definito, con aggettivazione pesata e raffinatamente progettata e con la storia già in mente!"
Mi accesi una sigaretta, mi appoggiai allo schienale della sedia/poltrona (comodissima) e socchiusi gli occhi (o devo averli socchiusi; in ogni caso, seppure non lo avessi fatto mi piace l'idea di averlo fatto) e dissi:
- " e così lei vorrebbe diventare scrittore" fffffffffffffffffffffffffffff, il fumo, onomatopeico, capite bene...
"oh, mi scusi! devo averle fumato in faccia, non volevo!"
-"oh lei voleva, professore! in ogni caso non importa perchè mi ha dato un ulteriore spunto per la mia carriera!"
- "carriera?"
- "carriera!" il suono del fumo!!! cos'è il fumo? ma suona il fumo? cos'è davvero il fumo? una nuvola grigia carica di composti chimici! ci aveva mai pensato, professore? in questo momento io e lei siamo bombardati dai composti chimici, che hanno preso il loro posto di comando nel caccia da combattimento e la attaccano di petto!! "
Io mi feci indietro con il busto, "stai a vedere che quei composti chirici mi facciano male veramente." Quell'uomo era decisamente troppo matto per i miei gusti e così, per assecondarlo e dagli l'illusione di parer scrittore, lessi il taccuino che mi aveva lasciato sulla scrivania: sorprendente, veramente sorprente! sentite qua..

[...]
- "L'illusione di aver qualcosa di cui scrivere ti fa scrivere più di quanto il tuo cervello abbia mentalmente progettato di scrivere. Chiedo scusa preventivamente se la mia storia non dovesse piacervi ma, sapete, la mia vita è stata come una scatola di dolcetti vuota: la apri ogni tanto, sperando che ci sia qualcosa solo perchè ti sei scordato che i cioccolatini li hanno già mangiati, e, quando ti accorgi che non c'è nulla, fai finta che ci sia.
Come tutti gli uomini di questo mondo sono nato e ho deciso di farlo in una casa umile piena di specchi dalle cornici d'oro, ho avuto un padre stacanovista nel far nulla e una mamma bellissima e assolutamente all'avanguardia: portava sempre uno strano trucco nero intorno alle labbra che, a dire il vero, non le donava poi molto; mi sono infatti sempre chiesto perché lo usasse. Aveva i capelli neri neri, come la pella di un corvo e la carnagione un po' olivastra, le ciglia folte e un naso piccolino piccolino, davvero grazioso.
Ma non voglio parlare di mia madre, preferirei parlare di quello che mia madre avrebbe potuto essere: una ballerina, una principessa, anzi no, una regina, una cantante lirica, una accompagnatrice! una volta, quando ho risposto al maestro che la mia mamma era accompagnatrice lui mi disse che non era cosa bella che io dicessi che mia madre fosse accompagnatrice. ma io non riesco proprio a capire perchè! conoscevo il figlio di una sguattera e aveva sempre la bicicletta più nuova della mia! quindi, immagino che le signore che accompagnano i signori a fare una passeggiata guadagnino molto! e che c'è di male nel farsi una passeggiata e venire addirittura pagati per riposare?!. ok, ok, ci sono! non è giusto rubare allo stato! a questo punto non so più cosa dirvi di mia madre, ditemi voi cosa volete che sia, io accetterò, tanto, per me, è assolutamente indifferente non avendo avuto una madre. per il mio fratellino cominciate voi, io vi seguo, così finiamo il primo capitolo. poi però dovete aspettare un po' perchè al secondo ci devo ancora pensare".

[...]...] Chiusi il taccuino lentamente, ero un po' scioccato; mai un così tanto matto mi aveva chiesto di aiutarlo a diventare scrittore, e ne avevo visti di matti. Ma questo era diverso, per qualche aspetto. pareva essere caduto da una nuvola, non aveva il benchè minimo barlume di raziocinio, immaginava lotte tra particelle di non so cosa di fumo ed è riuscito a rifilarmi un taccuino con dei capitoli a metà tra l'epistolario e lo scherzo. L'unica cosa davvero buona per lui che io abbia potuto fare è stata regalargli il mio primo libro, così, tanto per capire com'è che deve essere un vero scrittore; il suo taccuino non potrei pubblicarlo mai.

"l'aura incantata di quel primo mattino di metà estate m'aveva pervaso l'anima. il mare, infinito, ancora scuro, appena increspato, inquietante e al tempo stesso rassicurante segnava di azzuro intenso quello squarcio ricco di natura selvaggia, il profumo del sale riempiva le narici, e la sabbia, grana finissima e dall'incalcolata moltitudine di granelli ancora umidi, gridava sotto le piante dei bianchi piedi la sua presenza. La pineta era poco distante da quell'incanto dai richiami lontani e mancavano al ricordo i gabbiani dolcemente rumorosi. Come avrebbe mai potuto Peter convincersi di non amare quella donna così tanto angelica nelle fattezze morbide e dal colore candido a paragon del latte, dalle mani agili e setose, dagli sguardi nervosi e fuggiaschi, dalle parole spezzate e dure! Il cuore suo doleva, stretto in una morsa sconosciuta e dalla stretta inesorabile che manca il respiro. Era il sentimento prepotente e mancato al potere del raziocinio che lo rendeva fragile nella sua escatologica consapevolezza d'essere meramente un uomo. E così, con lo sguardo basso e le braccia lunghe e pesanti lungo i fianchi, con il passo stanco si avviò verso quella nuova giornata che l'avrebbe portato alla riscoperta del mondo".
Questo editore è davvero strano, cosa c'è d'emozionante in tutto questo? mi dice di prendere esempio ma cosa ci sarebbe di bello in tutto questo? sarebbe meglio leggere fumetti, o quotidiani. Non capisco, forse non potrò mai essere scrittore, devo rassegnarmi. Io non avrei scritto così. E poi mi ha accolto veramente molto male, diceva di non esserci e invece c'era, ero io che non c'ero benchè ci fossi, per lui, ne sono certo. Ho la sensazione che il mio taccuino andrà perduto, e pubblicato, non verrà pubblicato affatto. meglio allora che me lo vada a riprendere.

giovedì 1 aprile 2010

i passi.

Può capitare che tu non capisca nulla di quello che accade intorno a te; può capitare che tu segua un vento che non è soltanto vento, è proprio una tromba d'aria (ma lo capisci solo quando sei già nel turbine); può capitare, come no, che in un secondo tutti i pensieri assumano una forma unica e ti dicano, sicuri: è una certezza.
Di qualunque tipo sia la tua certezza, ricorda che se sei certo di qualcosa ma dopo qualche minuto hai la sensazione di non essere più certo, non ne eri affatto certo, ti eri solo autonconvinto. E il potere dell'autoconvincimento è assoluto, sicuro, un po' come il naso lungo di Pinocchio. Ci sono sempre motivi per autoconvincersi di qualcosa perchè nell'autoconvincimento si ritrova un limbo così morbido che lasciarlo non si può! specialmente se la realtà offre una poltrona troppo dura, troppo, per le nostre schiene riposate. Mi diverte pensare a queste cose: quante volte sono stata certa di cose assolutamente sgangherate? e quante volte tu sei stato convinto di cose assolutamente fuori strada? ma quante volte, sia io che tu, siamo stati in grado di riconoscere l'errore per poi avere la forza di fare un passo indietro?

domenica 28 febbraio 2010

Diario di Bordo.

Credo di doverti delle scuse, cara mia piccola anima. Delle scuse per averti confuso con il mondo intorno, per aver cercato di distorcerti per sembrare più adeguata a un modello massivo che, comunque, non mi piace.
Mi sono messa in discussione come ho sempre fatto, c'ho provato, ma qualcosa è andato storto perché non ho saputo vedere il tuo piegarti sotto il peso di atteggiamenti che mai sono stati stati tuoi e mai potrebbero esserlo; per quanto ti trovi assolutamente, irrimediabilmente, poco comprensibile, ti adoro così come sei, anche se non ami fiori e cuoricini, se cammini con la punta della spada in avanti e se sei tosta, tosta e testarda. Stavano per convincermi che per dimostrare che ci sei bisognasse essere sdolcinata, capricciosa, poco paziente e bugiarda. E invece io, oggi, riconoscendoti, ti riconosco anche tutto quello che stavo per negarti: pazienza, sincerità, onestà e buona disposizione mischiate a una durezza che solo il calore riesce a sciogliere. Saranno pure più interessanti, le altre donne, saranno pure più capricciose e più desiderabili: che lo siano. Pur invidiandole non poco per il loro comportarsi così morbido, io sono affezionata a te, guerriero indomito, che a un passo dalla vittoria torni a sorridermi come lo stregatto e a parlarmi come il cappellaio matto.
Sei tu il mio paese delle meraviglie! e non ho intenzione alcuna di cambiare favola.

venerdì 26 febbraio 2010

silenzi(o)

Shhhhhhh!!!!fai silenzio! Fai silenzio! Ascolta il grido di un mondo vivo da far paura e senti il vento percuotere i tuoi sensi. Lo senti? Ti dice che hai sbagliato ma che ogni sbaglio è valso la pena di provare. Ti dice che hai combattuto come correndo controcorrente, aggrappandoti alle tue forze, al senso unico del tuo destino. Ti dice che hai vinto anche solo per il motivo di esserti messo in discussione, di aver provato con onestà, credendoci senza manie di grandezza. Ti racconta di storie lontane, porta con sé i profumi dell’erba appena tagliata e della mano dell’uomo, ti ricorda del miscuglio colorato dei giorni, dei sogni che ti incalzano e che ti fanno alzare e camminare senza sosta. E' il silenzio che scrive i tuoi passi e ti culla nel caos gelido e infuocato dei tuoi pensieri. Parlerai solo al culmine del tuo cammino, se avrai ancora la forza per farlo. Potrà darsi che, di fronte alla bellezza che non avevi mai creduto di poter vedere, tu non riesca a fare altro, ancora, che silenzio.

giovedì 18 febbraio 2010

giochi di luce - il bivio

- Vuoi andare?
- Sì, voglio andare.
- Ma aspetta, Lucas!!! Tira troppo vento! E' molto rischioso!
- Lo so bene.
- E allora aspetta!!! cosa cambia se provi a superare il valico oggi o domani?
- Cambia.
- No, non cambia!
- Sì, cambia. sì che cambia. cambia eccome. cambia tutto. Tutto!
- Sbagli.
- No, non sbaglio.
- Ma perchè? Perché sei così ostinato, Lucas?
- Vuoi che te lo dica?
- Sì, perchè non riesco a capirti e la cosa mi fa male.
- Non devi preoccuparti per il fatto che non riesci a capirmi, è giusto così. Non voglio che tu capisca, non adesso, non per questo. Ma se proprio vuoi che ti dica perché ho deciso di attraversare il valico oggi, ecco a te: se aspettassi potrei farmi convincere dalla tentazione di cambiare idea; e non voglio. Ho riposto tutte le mie forze in questo viaggio. Sono andato in lungo e in largo. Pensavo di trovare chissà cosa e invece non ho trovato niente.
- E allora che senso ha attraversare il passo? Torna indietro!
- No, non torno indietro. Farlo significherebbe rispolverare una vita che non mi appartiene più. Con questo viaggio mi sono marchiato a fuoco e da questo punto posso solo andare avanti, con tutto lo schifo che mi ha sporcato per arrivare fino a qui.
- Ok ma allora perchè farlo ora! Perché farlo ora che tira un vento allucinante! rischi di cadere!
- Devo rischiare di cadere per avere la prova di essere ancora vivo.
- Ma tu sei vivo eccome!
- Non abbastanza.
- O si è vivi o non lo si è, Lucas.
- E' qui che sbagli.

Il solo vociare del vento. Silenzio tutto attorno.

- perdonami, se puoi.
- Non c'è nulla che debba perdonarti; vorrei solo capirti.
- Ti fidi di me?
- Ciecamente
- E forse sbagli.
- So di non sbagliare.
- Te lo domando di nuovo: ti fidi di me?
- Ciecamente.
- Ok. va bene. Allora fidati anche questa volta.
- Lo sto già facendo.
- Bene: non è il caso che tu capisca. La mia mente ha sempre ragionato in modo strano; ho provato a fare la persona normale, a comportarmi da uomo ma niente, non ci sono riuscito. Sono un fallimento. L'unica cosa che so fare è prendere la sacca e mettermi in viaggio. Io sono un essere solitario, lo sono sempre stato. Vivo per gli altri fin quando posso ma poi, quando ho bisogno di tempo, non riesco a fare a meno di me stesso, solo di me stesso.
Vedi, ho affrontato tante cose in questi anni, tante, troppe. Ero arrivato al bivio e ho scelto dove andare, attratto da che, poi, non ti so dire. Mi sono ritrovato sulla strada peggiore, quella che mi ha condotto in questo bosco, con il sogno di trovare la mia oasi al di là del passo. E invece, ora che sono a un salto da quello che speravo potesse essere la mia vita, ho una paura fottuta. Paura di non essere all'altezza, paura di stare ancora male, di non essere una spalla sicura per te, di non essere abbastanza neanche per me. Se saltassi adesso potrei accettarmi. Se aspettassi no perché avrei modo di modificarmi. Godo tremendamente nel respirare a bocca aperta e sentire il vento che mi attraversa dalla testa ai piedi, sto bene quando sento che il mondo è lontano da me, che sono solo uno spettatore a cui nessuno chiede se è libero il posto affianco. Cosa dicono le persone normali alle persone normali? di cosa parlano? come fanno a sembrare interessanti? usano strategie? o sono naturali? e perché io non riesco lì dove per gli altri è così semplice?
Perché... eh... perché io ho il mio mondo e nel mio mondo i ruoli non esistono. Tu fai parte del mio mondo proprio perchè con te non ci sono ruoli, ombra mia, perché non giudichi le mie stranezze.
Ma è arrivato il tempo di cominciare un altro viaggio. E la strada è soltanto al di là del passo.
- ora ho capito.
- Grazie.
- Mi vuoi ancora con te?
- certo!
- e cosa devo fare?
- esattamente niente.
- come niente?
- niente! stammi soltanto accanto, se ne hai voglia, senza domandarmi o domandarti.
Non aspettarti nulla da me. Non crearti un mito. Prendi quel che vedi. Solo quel che vedi.
- Va bene.
- Me lo prometti?
- Sì, te lo prometto.
- Bene. Reggiti forte allora. Tra poco si parte.

lunedì 15 febbraio 2010

Pensieri Sfusi - Il Tempo Della Caramella.

L’alterazione della percezione è quanto di più stupendamente stupido si possa subire.
Ci vuole una predisposizione particolare anche per questo, sì, anche per questo, una propensione spiccata all’oblio delle più generali e fondamentali regole di buona condotta mentale per riuscire a vedere ciò che non è con una nitidezza disarmante.
Il completamente giusto vestito del completamente sbagliato e l’errore integrale truccato da paladino della verità, che mostrano tutto il loro meglio nelle giornate dedicate al carnevale dell’essenza, lasciano però un sapore amaro quando si è improvvisamente attraversati da un inspiegabile barlume di buon senso (che da dove venga, poi, chissà..)

“la ragione uccide il sentimento”. Cazzata!
“il sentimento uccide la ragione”: GIUSTO.

Perché non paragonare la distorsione alla perdita del proprio centro di gravità permanente? A ben guardare il sentimento non fa altro che promuovere il naufragio nelle più disparate tempeste di sensazioni capaci, per altro, di far pensare una cosa in un momento e l’esatto opposto nel minuto immediatamente successivo.

Bianco o nero… e se la pillola è amara basta aspettare che arrivi il tempo della caramella.

sabato 13 febbraio 2010

giochi di luce - il sogno spezzato.

- "Sveglia! Sveglia!" sussurrava con dolcezza una bella donna alta e dai capelli nero corvino mentre provava a svegliarmi dandomi leggere pacche sulla spalle.
- "eh? mmmm" - " ma che ora sono?"
- "sono le 7"
- "ma è prestissimo!"
Non avevo ancora realizzato che era stata Gloria a svegliarmi. Mugugnai qualcosa,mi stiracchiai un tantino a pungi chiusi, strinsi forte gli occhi e mi guardai intorno.
- "E tu che ci fai qui?"
Allungò il braccio a mano tesa. Ferma, con il palmo all'insù aspettava che l'agganciassi per tirarmi in piedi. Le diedi la mano e mi sollevò, lentamente.
In piedi. - "Buongiorno!" fece con un sorrido a 32 denti.
- E' felice di vedermi - pensai - "Buongiorno a te!" risposi, sottolineando con la voce la mia sorpresa.
- "Beh? Non si salutano i vecchi amici?" . Gloria sapeva bene come metterti in imbarazzo e lo faceva con una tale naturalezza che era perfino difficile pensare, in quel preciso istante, che ti stesse mettendo in imbarazzo.
- "Ma certo!" le risposi poco convinto, andandole incontro per abbracciarla e salutarla con due baci sulla guancia, come si salutano le persone normali.
- "Ma cos'è che ci fai qui?". Mi guardai intorno, Naty non c'era (accidenti! se ne è andata senza neanche dirmi ciao, pensai)
- "Beh che bella accoglienza! Non ho fatto in tempo a salutarti che già mi fai l'interrogatorio. Vieni con me. "
Mi riprese per mano e, dandomi le spalle, veloce, cominciò a tirarmi.
"Ma dove mi stai portando, Gloria!? Ti presenti all'improvviso alle sette del mattino, mi svegli picchiettandomi e poi cominci a trascinarmi. Si può sapere che stai combinando?" Le chiesi io a metà tra il sorpreso, il confuso e l'arrabbiato. "Cazzo, Naty non c'è, se ne sarà andata? dannazione!"pensai anche.
Si fermò di scatto, coprendomi la vista e "Ecco qui!" disse entusiasta, indicando un cestino pieno di paste, marmellata, biscotti..
"Ma, sei matta??!!??" Ero decisamente sorpreso. Mi aveva portato la colazione, arrivando da chissà dove e chissà come, dopo aver di certo viaggiato tutta la note, data l'ora. E aveva fatto tutto questo per me, per me solo.
"perchè l'hai fatto?". Non riuscivo a non insistere su questo punto.
"Perchè l'ho fatto... ma è tanto importante il perchè? ti ho portato la colazione! invece di ringraziarmi!" . Era leggermente seccata e credo che avesse ragione; al suo posto, anche io lo sarei stato se, dopo aver camminato chissà quanto per portare paste, biscotti e marmellata a una persona, questa mi avesse chiesto "perchè sei qui". Ma non riuscivo a prescindere da questo.
- "Vedi? C'è anche il caffè!!!!!!" Il suo entusiasmo cominciava a contagiarmi.
- "Il caffè??!!??"
- "già! guarda qui, che thermos meraviglioso! l'ha conservato caldo! Ah la scienza, la tecnica!"
- "Sono sbalordito!"
- "oh, bene! E allora non ti resta che fare colazione! Cosa le servo?"
- "un cornetto, tanto per iniziare, grazie"
- "un cornetto??!!?? non ce n'è!"
- "come non ce n'è! sono lì!"
- "cornetti??!!?? nossignore! niente cornetti!"
- "glooooriiaaa" feci io a voce bassa
Scoppiò in una risata aperta, bellissima.
"Non si chiamano, cornetti, mio caro! Si chiamano croissants, tuttalpiù brioches"
"Uff, come sei fiscale! Cosa vuoi che importi il nome, il concetto è lo stesso! che siano cornetti, croissants o brioches faranno tutti la stessa fine nel mio stomaco!"
- "ahahahahhaah sei il solito!"
- "già. quindi? me li passi quei cosi lì non meglio identificati per favore?"
- "ecco a te". Me li porse. Un attimo di silenzio. Abbassò lo sguardo e spense il sorriso. "Sono felice di vederti"
Presi il cornetto. "beh, anche io."

"e insomma tutto bene? cosa hai fatto questo periodo?" parlavamo del più e del meno mentre facevamo colazione. Ero ancora stupito per quella visita in mezzo ai boschi. Come aveva fatto a trovarmi? Chi le aveva detto che ero qui se nessuno lo sapeva?.
- "ma toglimi una curiosità. Come ci sei arrivata fin qui?"
Ancora con la bocca piena indicò alla mia sinistra. Una bicicletta rossa e bianca e col sellino celeste era appoggiata a un albero"
- "Con quella??!!??"
- "uhm uhm" fece, seguitando a mangiare.
- "ma da dove stai arrivando esattamente?"
- "secondo te? da dove vuoi che stia arrivando con tutta questa roba... dalla città! è ovvio, no?"
- "certo". No, non era ovvio, non era ovvio per niente.
- "hai viaggiato tutta la notte, immagino"
- "uhm uhm" Era il suo modo di dire sì, l'aveva sempre fatto, fin dalla prima volta che ci eravamo incontrati.
Cercavo in tutti i modi di portare il discorso sul "perchè sei qui" ma ogni volta che provavo ad aprire bocca avevo la sensazione di darle un dispiacere e così, automaticamente, tornavo a guardare per terra. Poi, finalmente, mi decisi; alzai la testa, la guardai dritta negli occhi e senza accorgermene cominciai a giocare con le dita
"Gloria... ma... come mai... come mai hai voluto cercarmi... perchè sei qui..."
Si irrigidì di scatto e fu una bruttissima sensazione per entrambi.
- "ma perché continui a farmi la stessa domanda? perchè muori dalla voglia di sapere il motivo? Se sono qui, un motivo c'è e non è necessario che te lo dica io, ci arrivi benissimo da solo."
- "Giudica un uomo dalle sue domande, non dalle sue risposte. Lo diceva anche Voltaire"
Provavo a farla sorridere, ma nulla; era diventata di ghiaccio. Avevo fatto la domanda sbagliata, certo, e ne ero consapevole ma non potevo passarci sopra.
- "Sono qui, perchè sono qui?" seguitò senza darmi il tempo di ribattere "sono qui per te. Per chi vuoi che abbia passato tutta la notte su una bicicletta scassata, per chi avrei fatto tutta sta strada in mezzo agli alberi e al fango se non per te?"
Ero distrutto. Letteralmente distrutto.
- "come facevi a sapere che ero qui?"
- "lo immaginavo. Più volte mi avevi detto che se fossi scappato saresti andato a cercare il passo"
- "ah, ecco"
- "ecco."
Smisi di mangiare ma rimasi immobile lì, dov'ero.
"Ti ringrazio per la colazione, ma credo sia il caso che tu torni a casa".
Incassò il colpo. Cercò di nascondere il dolore ma si vedeva chiaramente che l'avevo ferita, e molto.
"Torno indietro. Ma solo se tu vieni via con me".
Sentii il sangue bollirmi nelle vene. Ma è matta?e' matta?? andare via con lei? ma cosa le è balzato in testa, dannazione?!
"ah! allora è per questo che sei venuta! per portarmi via! per portarmi indietro!"
Ero arrabbiato, più che arrabbiato, furioso. Non avrebbe neanche dovuto pensarla, una cosa del genere.
- "sì!"
Le mie paure stavano prendendo forma, poco a poco.
- "ma cosa vuoi!? non ti sta bene che io viva così? libero? se non ti sta bene la soluzione è una e semplice. Stammi alla larga."
- "non posso".
- "puoi, puoi."
- "no, non posso. c'ho provato, ma non posso."
- "come sarebbe a dire che non puoi?"
- "non posso e basta"....
Un secondo di silenziò pesò come fosse un'eternità.
"io ho bisogno di te. Io non riesco a vivere senza di te.... Io... io ti amo".
Mi irrigidii a mia volta. E ora? che le dico, adesso?
" Ascoltami, Gloria. ascoltami bene. Ne avevamo già parlato. Tu sei molto bella, intelligente, seria, ma non è questo che io cerco. Siamo completamente diversi io e te, completamente. Tu sei gelosa, possessiva e, per questo motivo, e per altri, io non sono il tipo adatto a te e tu non sei la persona adatta a me. Non vivresti, con me, Gloria. Io ho bisogno di sentirmi libero, ho bisogno di camminare se ne ho voglia, di dormire, se ne ho voglia, di non fare nulla o far di tutto, se mi va. il mio mondo è a colori, a tinte forti, ma non ci sono regole per stenderli, i colori. Mi conosci, è inutile parlare di cose che sai già"
- "Io so che tu hai una paura fottuta di essere amato. Ecco qual è il problema"
- "sarà anche così ma seppure così fosse, non è costringendomi ad amarti che puoi far sì che io non abbia più paura."
- "io posso darti tutto! tutto quello di cui hai bisogno! vuoi viaggiare? viaggiamo! piace anche a me! certo, su una bici in due si sta un po' stretti ma possiamo farcela! io posso proteggerti, ascoltarti, aiutarti, sorreggerti. Ti prego, permettimi di starti accanto! vuoi la luna? te la porto!"
- "ecco, è proprio questo il problema, Gloria! il problema sta proprio nel fatto che si io ti chiedessi la luna tu faresti di tutto per portarmela. E non deve essere così! ci si dovrebbe andare insieme, sulla luna."
- "ma possiamo andarci! possiamo andarci se mi dici di si!"
- "lo vedi? lo vedi che non riesci a capire? io non ho bisogno di qualcuno che realizzi i miei capricci, non ho bisogno di qualcuno che mi riempia la vita di zucchero. Ho bisogno di un compagno di avventure che sappia mantenersi fedele a sé stesso, che se esagero mi dica "no! la luna la prendiamo assieme, si fa metà strada per uno".
- "ma questo non è amore"
- "perchè, tu sai cos'è, l'amore?"
- "sì, io lo so. Sei tu che non lo sai. Stai facendo di tutto per sbagliare, per trovarti solo casini e se era davvero questo che volevi, hai trovato la strada migliore. vuoi continuare a vivere come vivi? da solo? senza nessuno che ti dia attenzioni? è questo che vuoi!?
- "io non posso prescindere da me stesso. sarò anche duro ma è così che stanno le cose. non posso amarti solo perché so che sei una brava ragazza".
- "ah si?? e sentiamo, sarebbe la mia normalità a farti così schifo?!"
- "non mi fa schifo, la tua normalità. Ma non mi disseterebbe."
- "ok, vuoi una stronza, allora! lo vedi che te le cerchi?!"
- "non voglio una stronza, voglio una persona che non passi la sua vita legata a un solo pensiero, a una sola strada."
- "bene. e io non lo farei?"
- "sì, lo fai. ma solo praticamente."
- "ad amare si impara."
- "ad amare non si impara. o si ama, o non si ama."
- "io ti amo"
- "io no, Gloria.".
Mi voltai per un attimo e vidi una sagoma, di lontano, verso gli alberi. Cercai di mettere meglio a fuoco. Era Naty che guardava dalla nostra parte ma, disinteressata, non si avvicinò.
Gloria capì che qualcosa aveva rapito per un attimo la mia attenzione e si voltò a sua volta.
" Ora ho capito!!!! Ora ho capito!!!! sei in compagnia! e cosa aspettavi a dirmelo?"
Si alzò in piedi, feroce.
"Non sono tenuto a dirti nulla."
" ah no?"
-"no. assolutamente no."
Zittì. Ripresi: "Gloria, tu mi ami da mesi e ne abbiamo parlato più di una volta. Non potremo mai stare insieme per lo stesso motivo per cui non siamo mai stati insieme, per cui ho dovuto sempre rifiutare le tue dichiarazioni."
- " e sarebbe?"
- "non proviamo le stesse cose, tutto qui."
- "tutto qui?? io potrei darti una vita tranquilla!!!!"
- "ed è proprio questo il fatto. Io, una vita tranquilla come la intendi tu, non la voglio, non ne ho bisogno, la odierei. Lo capisci che siamo diversi? completamente diversi?"
- "e saresti più simile a quella?" indicò Naty.
- "forse, in fondo, sì. ma non ha importanza questo. Io non so amare, Gloria, perchè non ho mai amato e se non ho mai amato è perchè non c'era nulla da amare. Ma una cosa l'ho capita. L'amore è più simile alla libertà di quello che si possa pensare. Non si può pretendere che esista e non si può fingere che possa nascere. Se non c'è, non c'è."
- "tu! tu non sei libero! tu sei arido!!! sei una persone meschina. Schifosa! Mi fai schifo!!! Mi fai schifo!!!".
In un attimo scomparve.
Io rimasi seduto, lì.
- mi dispiace -.


Ecco, questo è tutto, mia cara ombra. L'ho mandata via nonostante avrebbe potuto darmi molto. Ma io, Gloria, non la amo. la mia libertà di scegliere verrebbe meno e poco importa se continuerò ad andare a tentoni, a sbagliare. E' più importante amare che essere amati. Non trovi?

Lucas

venerdì 5 febbraio 2010

Un Ponte Sull' Eternità





Mi sono sempre rifiutata di pensare che l'Amore sia qualche frase banale e zuccherosa scritta su un diario o detta in uno di quel film romantici che invadono le vite delle persone, ingannevoli.
Ma d'altra parte, non mi sono mai concentrata troppo sul tema: si prende quello che si ha, lo si scambia per un tesoro "wow stavolta sì che sono innamorato". Poi quel qualcosa finisce, più o meno inspiegabilmente, e si sostituisce il tesoro precedente con un altro "ah si, stavolta amo davvero, questo è amore! l'altro non era nulla, ora lo so" e così avanti, ogni volta, senza fermarsi un attimo a pensare che se si chiamano troppe cose con lo stesso nome forse, quella cosa che vorremmo definire, non è poi così definibile e soprattutto, forse, non esiste.
E così: dare una definizione scritta d'amore non è possibile perchè l'amore non esiste; si possono scrivere o raccontare storie, sull'amore, inventate o realmente accadute, ma chiunque tenta di trovare tre parole in fila per darne una definizione univoca si ferma solitamente alla prima: sentimento.
I fili che legano due anime sono spesso solo funi di alchimie chimiche che davvero poco hanno a che fare con la psicologia, con l'anima: l'amore è più "fisico" di quel che si possa pensare ma resta, comunque, al di sopra delle possibilità di comprensione, di percezione, di razionalizzazione.

Eppure c'è chi ancora crede nella favola del principe azzurro.

Poi arriva questo libro, comprato per caso, in un pomeriggio tra tanti, durante una attesa un po' diversa ma, in fondo, non troppo diversa dal normale. Stazione Termini. Richard Bach. Il gabbiano Jonathan Livingston. Il mio libro preferito. Vediamo come se la cava con un genere diverso, non allegorico a quanto pare. "Cavalieri e principesse", cominciamo male. Molto male. Un tizio che ricerca l'amore a tutti i costi, in ogni volto, in ogni parola. "Niente di più sbagliato" dico tra me. Poi capisco che è un romanzo autobiografico.

Chi cerca una narrativa impegnata e rifinita non la troverà in questo libro come non troverà riflessioni filosofiche o vaneggiamenti. Tutto è molto semplice, dallo stile all'impianto visivo delle pagine: il giusto scheletro, il giusto contorno per un argomento come l'amore, semplice solo all'apparenza, assolutamente totalizzante, arricchito dal volo, dalla leggerezza del vivere sospesi tra le nuvole, più in alto degli altri e soli, con il mondo, con l'aria del cielo, in un unico liberatorio.
La realtà in questo libro sembra fantasia; come Bach stesso afferma "neanche se mi fossi impegnato sarei riuscito ad immaginare una cosa simile".

Il lettore ritrova la sua vita, riconoscendosi, pagina dopo pagina, in atteggiamenti e pensieri che, forse, aveva anche negato a sè stesso. Trova conforto e riscopre la speranza.
L'amore sarà anche non definibile ma strega, nella sua affannosa e incessante lotta contro un concetto di liberà troppo maltrattato per essere libertà vera, nascosto in qualcosa di maledettamente normale, ancora più insinuante quando si confonde con fulmini di passione.

Lo consiglio.

Richard Bach - Un ponte sull'Eternità.

mercoledì 3 febbraio 2010

giochi di luce - il diamante -


http://www.youtube.com/watch?v=ohaNLcJJHgs (da aprire in un'altra finestra, volendo.)

Girò di nuovo il diamante : - "ecco, ci siamo, questa faccia va bene".
- "devi proprio scegliere una faccia?" fece lei, candidamente.
- "sì". rispose lui, tagliando corto.
- "e perchè?"
- "per necessità"
- " ma non ha senso, lo sai? il diamante è bello nella sua interezza, nel complesso, tutte le parti fanno parte di un uno, se ti soffermi su una parte sola perdi tutte le altre. E quelle che perdi potrebbero essere migliori di quella che stai vedendo".
Si voltò vero di lei; lo sguardo, che già da qualche ora meditava lo scontro, aveva adesso imbracciato le armi per dare inizio alla battaglia.
Si trovavano ancora lontani dal passo e il sole si era coperto di nuovo col suo mantello scuro, lasciandoli al freddo e alla pioggia leggera e fina di quella giornata di fine gennaio. Lui, accovacciato sul ciglio del monte, alle prese con un pezzo di legno e l'ultimo fiammifero rimastogli, si dava da fare per rendere meno ostili le ore che li attendevano mentre lei in piedi, affianco a lui, lo guardava armeggiare, sorridendo a tratti, disinteressata al lavoro di lui, beffarda e affascinante come solo i beffardi sanno realmente essere. "Sei bella senza artifici"- pensò lui - "ma questo non vuol dire che tu non debba muovere un dito"
- "hai intenzione di rimanere là per molto?"
- "almeno fin quando non avrai acceso il fuoco, sì" rispose lei.
- "senti" - riprese lui "non è bene che io stia qui a cercare di rendere meno pesanti a entrambi queste ore mentre tu resti muta per la maggior parte del tempo o ti limiti a dirmi che faccio male a guardare una sola faccia del diamante."
- "non capisco cosa vuoi che faccia. se hai bisogno di qualcosa, chiedi."
Scacco matto! l'aveva incastrato e questa cosa non gli piaceva affatto. Zittì. ** il comandante suggerisce di imbracciare una fionda per impallinarle il muso. Che si fa, generale, si procede?**
Ah quanto vorrei impallinarle il muso! Ma poi smetterebbe di parlarmi e questa cosa non mi va.
** Allora non procediamo, signore? No, non ancora. **
Tra un pensiero e uno scambio di battute Lucas riuscì a mettere su un fuocherello, quel minimo che bastasse a fare un po' di luce in quel mare di oscurità e di intenzioni.
"Non ti capisco, scusami, ma non ti capisco" le disse lui tenendo le mani vicino alla fiamma.
"Buono! è logico, non c'è niente da capire"
-"Uhm..."
- "ti ho visto prima. Cosa credi che non abbia capito che avresti voluto spaccarmi la faccia, prima come tante altre volte prima di prima?"
- "come?"
- "non fare il finto tonto. Non sono stupida, se è questo che credi."
- "non lo credo".
- "però qualcosa credi"
- "No."
- "bah, credi quello che ti pare. Non ha senso, in fondo, mettersi a discutere sul nulla. E poi i tuoi discorsi finiscono sempre in modo poco netto. Ma sei in grado di pensare? o parli solo per frasi fatte?"
Lucas sentì il sangue invadergli la testa; lo immaginò spandersi viscoso e veloce come inchiostro sul tavolo. ** Impalliniamo, signore?** Ma cosa vuoi impallinare tu, cosa vuoi impallinare! Ha ragione, cazzo, sembro un ebete; parlo e non so cosa dico, sto in silenzio e non ho mai sentito tanto vuoto nell'assenza di suono, che pure è una condizione a me familiare. ** ci ritiriamo, signore?** Ma andate a fare in culo piuttosto! non basta lei a confondermi le idee, ci volete pure voi! VIA! VIA!
Mentre lui discorreva con le sue affezionate vocine, lei parlava di teorie e filosofie, modi di vedere le cose, di sentirle, di pensare, tutta presa dalle sue passioni.
- "non credi anche tu che sia così?" gli chiese
- "bah, si no, forse. cioè io penso che.. no ma forse non mi sono spiegato...... lascia stare."
*** possiamo permetterci, signore? il comandante dice che a questo punto è nostro dovere informarla che lei è una gran testa di cazzo.** - Come?- disse Lucas.
- "Cosa?"
- "Cosa?"
- "Cosa come?" chiese lei con aria scocciata.
- "come che?"
- "hai detto - come- tu hai detto -come-."
- "eh beh c'ha ragione il comandante"
- "come?"
-"cosa?"
- "lascia stare"- disse lei- "non importa. bisogna trovare un po' di legno per questo fuoco, Lucas, o moriremo di freddo.
- "Già, ma non so dove trovarla, la legna che vuoi."
- "ci sono tanti alberi. Tagliane uno."
pare facile - pensò lui tra sé -.
Lucas riprese in mano il suo diamante, lo guardò a lungo con aria scura e si accompagnò a un lungo silenzio.
- "nessun diamante è bello se ne guardi solo una faccia, te l'ho già detto". Naty ruppe il silenzio, sicura e tagliente, come sempre.
Lui cercò i suoi occhi ma non ebbe il coraggio di trovarli e disse: -" è prezioso per me questo diamante. E' l'unico ricordo che resta della mia vita, il bene a cui tengo di più e un po' mi pento di averlo cacciato dalla tasca dove l'ho tenuto conservato per più di un anno."
- "non l'hai mai cacciato fuori?"
- "oh, si, certo. ma non in presenza di altri. Eravamo sempre, soltanto, io e la mia ombra."
- "e cosa ne facevi?"
- "lo guardavo, come lo guardo adesso. e adesso, con te davanti, non mi piace"
- "per forza.quel coso è irritante e decisamente poco piacevole alla vista. A me quello che stai vedendo non piace"
- "come se mi interessasse cosa pensi tu, Naty". disse mentre "si che mi interessa, diamine" pensò.
Lucas si allontanò per un attimo, lasciando Naty accanto al fuoco divenuto, ormai, quasi soltanto brace.

""Allora... ma che stai combinando?""
"" Non ti ci mettere anche tu, adesso. Già sono abbastanza irritato con me stesso per questa situazione al limite del normale.""
"" e perchè sei irritato, Lucas!? ""
"" Perchè? Perchè, ombra mia... perché sto guardando solo una faccia del diamante. Ha ragione Naty quando dice che è sbagliato comportarsi così e che ci sono facce più belle su quel coso. Ho attaccato per difesa e questo non è mai un bene. Anche perchè difesa da che, da chi? Nessuno mi ha minacciato, nessuno ha tentato di uccidermi nelle ultime ore, Naty men che meno. Ho sbagliato e, hai visto? non sono stato neanche in grado di accendere un fuoco che durasse più di dieci minuti quando in genere riesco facilmente a trovare legna per non farlo morire in fretta. Mi fa rabbia non riuscire a parlare, mi fa rabbia. Ma è colpa mia. Solo colpa mia. Con qualche brutta faccia e qualche brutta battuta credo di uscirne vincitore e invece guardami: sono come non sono, perché so di non essere così. Eppure lo sono effettivamente stato. Devo esserlo stato davvero. E ti dirò che a tratti, mentre lo ero, me ne sono anche reso conto! Ma perché è sempre tutto così diverso da come vorrei che fosse? Perché invece di sentire 1 sento 100? Me lo chiedo spesso, eppure eccomi qua, qui, a parlare con te che sei l'unica presenza con cui finora sono davvero stato me stesso. Sbagliando, lo so, non dirmelo anche tu."
"" C'è una cosa di te che non capisco, Lucas. sai benissimo di avere un diamante in tasca e fai di tutto per spacciarlo per una pietra di plastica. Se le persone che ti incontrano non vedono che plastica non si accostano. Tu ti accosteresti a una fregatura?"
"oh, certo che no"
""ecco. E allora perché dovrebbero farlo loro? puoi forse biasimarli?""
"no." fece Lucas abbassando il capo.
" ma tanto ormai Naty ha visto plastica, Carol anche. E poi magari a loro i diamanti non piacciono."
""beh, certo, capisci anche tu che non può piacere un diamante da una faccia sola e tuttaltro che bella. Guarda! Guardala! ti sembra bella questa faccia?""
"no."
""Questo diamante non fa parte della collezione più preziosa del mondo, che tu lo voglia o no.""
"Ma chi se ne frega!!! E' il mio diamante!!"
""continua a pensarla così e ti troverai sempre a riflettere su cose a cui non dovresti pensare... e a fare fuochi con poca legna. Se hai un diamante per le mani, mostralo! fallo vedere! fallo vedere come lo fai vedere a me! se hai qualcosa da dire, dilla! se vuoi ridere, ridi! dì la tua, partecipa, non fissarti su una faccia sola! la forza deve essere dentro di te, non nella custodia con cui proteggi il tuo diamante. Parlai con un tipo, tempo fa, che fece un errore molto simile al tuo: quando si trattò di scegliere tra l'essere sé stesso e l'essere diverso scelse, automaticamente, di essere diverso, e, automaticamente, sbagliò. Mi capisci, vero?""
"Si."
"" Bene. E ti dirò di più, a furia di proteggerlo, questo diamante o coso, chiamalo come vuoi, finirai per romperlo o per odiarlo. Come ti ho voluto bene e ti voglio bene io, per quello che sei quando non hai difese, così possono volerti bene gli altri. Ma se non permetti agli altri di volerti bene stiamo solo sprecando fiato e perdendo tempo.
Fuori, lì fuori, ci sono bravissimi esperti di pietre che possono aiutarti a levigarlo, a farlo brillare, il tuo diamante. E ora vai, che il fuoco non è ancora del tutto spento. Se fai come ti ho detto, forse, riuscirai a trovare un modo per non morire di freddo.""

Tornò intorno al fuoco, intimamente convinto di lasciare l'esercito in cui si era arruolato. Naty dormiva "le sarà passata la voglia di trovare un ciocco"- pensò Lucas. "peccato".
"E' una persona sveglia, mi sarebbe di grande aiuto una sua idea. Chissà se avrà ancora voglia di attraversare il valico. Se volesse, le proporrò di raccogliere insieme piccoli ciocchi lungo la strada."
Intanto la guardava dormire. Era già tanto averla ritrovata lì, vicino al fuoco.

""Mi raccomando Lucas.""
Lucas annuì e, stringendo le braccia intorno alle ginocchia, si abbandonò al sonno.
Ma, stavolta, non pensò alla sfumatura pastello con cui l'alba l'avrebbe richiamato al mondo.
E questo, era già un buon inizio; anche soltanto per sé stesso.


venerdì 22 gennaio 2010

giochi di luce

Un lungo silenzio seguì a quell’urlo lacerante.

Le forze rimastigli lo avevano abbandonato, affidandolo al terrore che lo aveva morso nel realizzare che l’ombra al suo fianco aveva lasciato il proprio posto. In ginocchio e con la testa tra le mani “Non ce la farò a superare la notte”- pensava, mentre sentiva affiorare la sensazione gelida di essere altro da sé. Le labbra, che tutto a un tratto pareva avessero disimparato ad amarsi e a respingersi, lo tenevano serrato in una fortezza di dolore che l’avrebbe certamente annientato se, voltando appena lo sguardo, non avesse intravisto una nuova ombra accanto a sé. Strinse gli occhi per un attimo sperando, nel riaprirli, di trovare ancora quella macchia sull’asfalto. Era lì, la macchia. “sei tu, di nuovo!” ma non era esattamente come gli pareva di ricordare, c’era qualcosa di diverso, nella forma, nella taglia, qualcosa che non riusciva a decifrare ma che non si impegnò troppo a capire; sentiva il cuore più leggero e questo gli bastava. Il perché, in quel momento, non aveva importanza. “non puoi essere tu! tu ne sei andata, te ne sei andata prendendomi tutto, lasciandomi solo la devastazione dell’anima. Merda!

L’ombra stava un passo indietro, silenziosa; lo guardava piangere e disperarsi, ripetere le stesse frasi ininterrottamente ma senza dire nulla. Poi, ad un tratto “avrei bisogno di aiuto” gli disse, “puoi aiutarmi?”

Lui si fermò di scatto, pensieroso: “sì, posso aiutarti.”

- “Bene, ti ringrazio”

- “di niente.”

- “devo superare quel passo” riprese lei – “ma avrei bisogno di un sostegno. Il mio carico è un po’ pesante e da sola non riesco”

- “uhm… il tuo carico? Tu non hai carico, bella mia.”

- “sei tu che lo dici. La tua parola vale quanto la mia. Ma non cercherò di convincerti del contrario. Dimmi solo se mi vuoi aiutare”

- “sì, ti ho già detto che ti aiuto, per quel che posso”

Il passo era molto lontano da dove si trovavano “impiegheremo un po’ ad arrivare fin laggiù.” Pensò lui tra sé – “ma va bene, almeno ho qualcosa a tenermi compagnia. Che non si leghi troppo, però, ché la mia anima già pesa abbastanza e le mie spalle non sono più larghe come un tempo.”


[...]

lunedì 18 gennaio 2010

http://www.youtube.com/watch?v=cT0hgH9qVfg


sulla pelle e su noi
cadono perle stasera
le insegne dipingono amanti
dai vetri rigati al vapore

nella pio
nella pio
nella pioggia che c'è
i cani non trovan padroni
e suona l'orchestra a gettoni
e i cinesi non chiudono mai

nascosti nella sera
partono treni a ogni ora
partono ma
non partiamo noi
è un disco d'inchiostro e di cera
la strada
e i solchi li suonan le suola

camminando, camminando
cade la pioggia..
la pianola, la pianola
spazza la sera
gli ombrelli sbocciano agli angoli

nella pio
nella pio
nella pioggia che c'è
le rose non seguono i guanti
ritornano a mazzi ambulanti
dov'è che dormono i tram

questa pio
questa pio
questa pioggia è per noi
e brilla di ferro e binari
ritaglian le stoffe e le ore
le lancette dei grandi orologi

nascosti nella sera
partono treni a ogni ora
partono ma
non partiamo noi
gli ombrelli sbocciano agli angoli
e appesi
voliamo anche noi

gira, gira
gira la pioggia
la pianola, la pianola
spazza la sera
piccolo piccolo è il cielo
e grande
più per noi

In punta di piedi, la notte buia, il giallo poco netto delle luci delle strade di Roma, la testa rivolta al cielo, abbandonata alle gocce gelide e pungenti, un passo a sinistra, uno a destra, uno in avanti e ancora indietro e poi di nuovo a sinistra, destra, uno avanti e indietro - un due tre, un due tre - e di nuovo ancora e ancora e ancora... posseduta in un valzer solitario e leggero, ricoperta delle fibre infradiciate dei vestiti.
La felicità è questa

"Gira, gira, gira"...