giovedì 18 febbraio 2010

giochi di luce - il bivio

- Vuoi andare?
- Sì, voglio andare.
- Ma aspetta, Lucas!!! Tira troppo vento! E' molto rischioso!
- Lo so bene.
- E allora aspetta!!! cosa cambia se provi a superare il valico oggi o domani?
- Cambia.
- No, non cambia!
- Sì, cambia. sì che cambia. cambia eccome. cambia tutto. Tutto!
- Sbagli.
- No, non sbaglio.
- Ma perchè? Perché sei così ostinato, Lucas?
- Vuoi che te lo dica?
- Sì, perchè non riesco a capirti e la cosa mi fa male.
- Non devi preoccuparti per il fatto che non riesci a capirmi, è giusto così. Non voglio che tu capisca, non adesso, non per questo. Ma se proprio vuoi che ti dica perché ho deciso di attraversare il valico oggi, ecco a te: se aspettassi potrei farmi convincere dalla tentazione di cambiare idea; e non voglio. Ho riposto tutte le mie forze in questo viaggio. Sono andato in lungo e in largo. Pensavo di trovare chissà cosa e invece non ho trovato niente.
- E allora che senso ha attraversare il passo? Torna indietro!
- No, non torno indietro. Farlo significherebbe rispolverare una vita che non mi appartiene più. Con questo viaggio mi sono marchiato a fuoco e da questo punto posso solo andare avanti, con tutto lo schifo che mi ha sporcato per arrivare fino a qui.
- Ok ma allora perchè farlo ora! Perché farlo ora che tira un vento allucinante! rischi di cadere!
- Devo rischiare di cadere per avere la prova di essere ancora vivo.
- Ma tu sei vivo eccome!
- Non abbastanza.
- O si è vivi o non lo si è, Lucas.
- E' qui che sbagli.

Il solo vociare del vento. Silenzio tutto attorno.

- perdonami, se puoi.
- Non c'è nulla che debba perdonarti; vorrei solo capirti.
- Ti fidi di me?
- Ciecamente
- E forse sbagli.
- So di non sbagliare.
- Te lo domando di nuovo: ti fidi di me?
- Ciecamente.
- Ok. va bene. Allora fidati anche questa volta.
- Lo sto già facendo.
- Bene: non è il caso che tu capisca. La mia mente ha sempre ragionato in modo strano; ho provato a fare la persona normale, a comportarmi da uomo ma niente, non ci sono riuscito. Sono un fallimento. L'unica cosa che so fare è prendere la sacca e mettermi in viaggio. Io sono un essere solitario, lo sono sempre stato. Vivo per gli altri fin quando posso ma poi, quando ho bisogno di tempo, non riesco a fare a meno di me stesso, solo di me stesso.
Vedi, ho affrontato tante cose in questi anni, tante, troppe. Ero arrivato al bivio e ho scelto dove andare, attratto da che, poi, non ti so dire. Mi sono ritrovato sulla strada peggiore, quella che mi ha condotto in questo bosco, con il sogno di trovare la mia oasi al di là del passo. E invece, ora che sono a un salto da quello che speravo potesse essere la mia vita, ho una paura fottuta. Paura di non essere all'altezza, paura di stare ancora male, di non essere una spalla sicura per te, di non essere abbastanza neanche per me. Se saltassi adesso potrei accettarmi. Se aspettassi no perché avrei modo di modificarmi. Godo tremendamente nel respirare a bocca aperta e sentire il vento che mi attraversa dalla testa ai piedi, sto bene quando sento che il mondo è lontano da me, che sono solo uno spettatore a cui nessuno chiede se è libero il posto affianco. Cosa dicono le persone normali alle persone normali? di cosa parlano? come fanno a sembrare interessanti? usano strategie? o sono naturali? e perché io non riesco lì dove per gli altri è così semplice?
Perché... eh... perché io ho il mio mondo e nel mio mondo i ruoli non esistono. Tu fai parte del mio mondo proprio perchè con te non ci sono ruoli, ombra mia, perché non giudichi le mie stranezze.
Ma è arrivato il tempo di cominciare un altro viaggio. E la strada è soltanto al di là del passo.
- ora ho capito.
- Grazie.
- Mi vuoi ancora con te?
- certo!
- e cosa devo fare?
- esattamente niente.
- come niente?
- niente! stammi soltanto accanto, se ne hai voglia, senza domandarmi o domandarti.
Non aspettarti nulla da me. Non crearti un mito. Prendi quel che vedi. Solo quel che vedi.
- Va bene.
- Me lo prometti?
- Sì, te lo prometto.
- Bene. Reggiti forte allora. Tra poco si parte.

lunedì 15 febbraio 2010

Pensieri Sfusi - Il Tempo Della Caramella.

L’alterazione della percezione è quanto di più stupendamente stupido si possa subire.
Ci vuole una predisposizione particolare anche per questo, sì, anche per questo, una propensione spiccata all’oblio delle più generali e fondamentali regole di buona condotta mentale per riuscire a vedere ciò che non è con una nitidezza disarmante.
Il completamente giusto vestito del completamente sbagliato e l’errore integrale truccato da paladino della verità, che mostrano tutto il loro meglio nelle giornate dedicate al carnevale dell’essenza, lasciano però un sapore amaro quando si è improvvisamente attraversati da un inspiegabile barlume di buon senso (che da dove venga, poi, chissà..)

“la ragione uccide il sentimento”. Cazzata!
“il sentimento uccide la ragione”: GIUSTO.

Perché non paragonare la distorsione alla perdita del proprio centro di gravità permanente? A ben guardare il sentimento non fa altro che promuovere il naufragio nelle più disparate tempeste di sensazioni capaci, per altro, di far pensare una cosa in un momento e l’esatto opposto nel minuto immediatamente successivo.

Bianco o nero… e se la pillola è amara basta aspettare che arrivi il tempo della caramella.

sabato 13 febbraio 2010

giochi di luce - il sogno spezzato.

- "Sveglia! Sveglia!" sussurrava con dolcezza una bella donna alta e dai capelli nero corvino mentre provava a svegliarmi dandomi leggere pacche sulla spalle.
- "eh? mmmm" - " ma che ora sono?"
- "sono le 7"
- "ma è prestissimo!"
Non avevo ancora realizzato che era stata Gloria a svegliarmi. Mugugnai qualcosa,mi stiracchiai un tantino a pungi chiusi, strinsi forte gli occhi e mi guardai intorno.
- "E tu che ci fai qui?"
Allungò il braccio a mano tesa. Ferma, con il palmo all'insù aspettava che l'agganciassi per tirarmi in piedi. Le diedi la mano e mi sollevò, lentamente.
In piedi. - "Buongiorno!" fece con un sorrido a 32 denti.
- E' felice di vedermi - pensai - "Buongiorno a te!" risposi, sottolineando con la voce la mia sorpresa.
- "Beh? Non si salutano i vecchi amici?" . Gloria sapeva bene come metterti in imbarazzo e lo faceva con una tale naturalezza che era perfino difficile pensare, in quel preciso istante, che ti stesse mettendo in imbarazzo.
- "Ma certo!" le risposi poco convinto, andandole incontro per abbracciarla e salutarla con due baci sulla guancia, come si salutano le persone normali.
- "Ma cos'è che ci fai qui?". Mi guardai intorno, Naty non c'era (accidenti! se ne è andata senza neanche dirmi ciao, pensai)
- "Beh che bella accoglienza! Non ho fatto in tempo a salutarti che già mi fai l'interrogatorio. Vieni con me. "
Mi riprese per mano e, dandomi le spalle, veloce, cominciò a tirarmi.
"Ma dove mi stai portando, Gloria!? Ti presenti all'improvviso alle sette del mattino, mi svegli picchiettandomi e poi cominci a trascinarmi. Si può sapere che stai combinando?" Le chiesi io a metà tra il sorpreso, il confuso e l'arrabbiato. "Cazzo, Naty non c'è, se ne sarà andata? dannazione!"pensai anche.
Si fermò di scatto, coprendomi la vista e "Ecco qui!" disse entusiasta, indicando un cestino pieno di paste, marmellata, biscotti..
"Ma, sei matta??!!??" Ero decisamente sorpreso. Mi aveva portato la colazione, arrivando da chissà dove e chissà come, dopo aver di certo viaggiato tutta la note, data l'ora. E aveva fatto tutto questo per me, per me solo.
"perchè l'hai fatto?". Non riuscivo a non insistere su questo punto.
"Perchè l'ho fatto... ma è tanto importante il perchè? ti ho portato la colazione! invece di ringraziarmi!" . Era leggermente seccata e credo che avesse ragione; al suo posto, anche io lo sarei stato se, dopo aver camminato chissà quanto per portare paste, biscotti e marmellata a una persona, questa mi avesse chiesto "perchè sei qui". Ma non riuscivo a prescindere da questo.
- "Vedi? C'è anche il caffè!!!!!!" Il suo entusiasmo cominciava a contagiarmi.
- "Il caffè??!!??"
- "già! guarda qui, che thermos meraviglioso! l'ha conservato caldo! Ah la scienza, la tecnica!"
- "Sono sbalordito!"
- "oh, bene! E allora non ti resta che fare colazione! Cosa le servo?"
- "un cornetto, tanto per iniziare, grazie"
- "un cornetto??!!?? non ce n'è!"
- "come non ce n'è! sono lì!"
- "cornetti??!!?? nossignore! niente cornetti!"
- "glooooriiaaa" feci io a voce bassa
Scoppiò in una risata aperta, bellissima.
"Non si chiamano, cornetti, mio caro! Si chiamano croissants, tuttalpiù brioches"
"Uff, come sei fiscale! Cosa vuoi che importi il nome, il concetto è lo stesso! che siano cornetti, croissants o brioches faranno tutti la stessa fine nel mio stomaco!"
- "ahahahahhaah sei il solito!"
- "già. quindi? me li passi quei cosi lì non meglio identificati per favore?"
- "ecco a te". Me li porse. Un attimo di silenzio. Abbassò lo sguardo e spense il sorriso. "Sono felice di vederti"
Presi il cornetto. "beh, anche io."

"e insomma tutto bene? cosa hai fatto questo periodo?" parlavamo del più e del meno mentre facevamo colazione. Ero ancora stupito per quella visita in mezzo ai boschi. Come aveva fatto a trovarmi? Chi le aveva detto che ero qui se nessuno lo sapeva?.
- "ma toglimi una curiosità. Come ci sei arrivata fin qui?"
Ancora con la bocca piena indicò alla mia sinistra. Una bicicletta rossa e bianca e col sellino celeste era appoggiata a un albero"
- "Con quella??!!??"
- "uhm uhm" fece, seguitando a mangiare.
- "ma da dove stai arrivando esattamente?"
- "secondo te? da dove vuoi che stia arrivando con tutta questa roba... dalla città! è ovvio, no?"
- "certo". No, non era ovvio, non era ovvio per niente.
- "hai viaggiato tutta la notte, immagino"
- "uhm uhm" Era il suo modo di dire sì, l'aveva sempre fatto, fin dalla prima volta che ci eravamo incontrati.
Cercavo in tutti i modi di portare il discorso sul "perchè sei qui" ma ogni volta che provavo ad aprire bocca avevo la sensazione di darle un dispiacere e così, automaticamente, tornavo a guardare per terra. Poi, finalmente, mi decisi; alzai la testa, la guardai dritta negli occhi e senza accorgermene cominciai a giocare con le dita
"Gloria... ma... come mai... come mai hai voluto cercarmi... perchè sei qui..."
Si irrigidì di scatto e fu una bruttissima sensazione per entrambi.
- "ma perché continui a farmi la stessa domanda? perchè muori dalla voglia di sapere il motivo? Se sono qui, un motivo c'è e non è necessario che te lo dica io, ci arrivi benissimo da solo."
- "Giudica un uomo dalle sue domande, non dalle sue risposte. Lo diceva anche Voltaire"
Provavo a farla sorridere, ma nulla; era diventata di ghiaccio. Avevo fatto la domanda sbagliata, certo, e ne ero consapevole ma non potevo passarci sopra.
- "Sono qui, perchè sono qui?" seguitò senza darmi il tempo di ribattere "sono qui per te. Per chi vuoi che abbia passato tutta la notte su una bicicletta scassata, per chi avrei fatto tutta sta strada in mezzo agli alberi e al fango se non per te?"
Ero distrutto. Letteralmente distrutto.
- "come facevi a sapere che ero qui?"
- "lo immaginavo. Più volte mi avevi detto che se fossi scappato saresti andato a cercare il passo"
- "ah, ecco"
- "ecco."
Smisi di mangiare ma rimasi immobile lì, dov'ero.
"Ti ringrazio per la colazione, ma credo sia il caso che tu torni a casa".
Incassò il colpo. Cercò di nascondere il dolore ma si vedeva chiaramente che l'avevo ferita, e molto.
"Torno indietro. Ma solo se tu vieni via con me".
Sentii il sangue bollirmi nelle vene. Ma è matta?e' matta?? andare via con lei? ma cosa le è balzato in testa, dannazione?!
"ah! allora è per questo che sei venuta! per portarmi via! per portarmi indietro!"
Ero arrabbiato, più che arrabbiato, furioso. Non avrebbe neanche dovuto pensarla, una cosa del genere.
- "sì!"
Le mie paure stavano prendendo forma, poco a poco.
- "ma cosa vuoi!? non ti sta bene che io viva così? libero? se non ti sta bene la soluzione è una e semplice. Stammi alla larga."
- "non posso".
- "puoi, puoi."
- "no, non posso. c'ho provato, ma non posso."
- "come sarebbe a dire che non puoi?"
- "non posso e basta"....
Un secondo di silenziò pesò come fosse un'eternità.
"io ho bisogno di te. Io non riesco a vivere senza di te.... Io... io ti amo".
Mi irrigidii a mia volta. E ora? che le dico, adesso?
" Ascoltami, Gloria. ascoltami bene. Ne avevamo già parlato. Tu sei molto bella, intelligente, seria, ma non è questo che io cerco. Siamo completamente diversi io e te, completamente. Tu sei gelosa, possessiva e, per questo motivo, e per altri, io non sono il tipo adatto a te e tu non sei la persona adatta a me. Non vivresti, con me, Gloria. Io ho bisogno di sentirmi libero, ho bisogno di camminare se ne ho voglia, di dormire, se ne ho voglia, di non fare nulla o far di tutto, se mi va. il mio mondo è a colori, a tinte forti, ma non ci sono regole per stenderli, i colori. Mi conosci, è inutile parlare di cose che sai già"
- "Io so che tu hai una paura fottuta di essere amato. Ecco qual è il problema"
- "sarà anche così ma seppure così fosse, non è costringendomi ad amarti che puoi far sì che io non abbia più paura."
- "io posso darti tutto! tutto quello di cui hai bisogno! vuoi viaggiare? viaggiamo! piace anche a me! certo, su una bici in due si sta un po' stretti ma possiamo farcela! io posso proteggerti, ascoltarti, aiutarti, sorreggerti. Ti prego, permettimi di starti accanto! vuoi la luna? te la porto!"
- "ecco, è proprio questo il problema, Gloria! il problema sta proprio nel fatto che si io ti chiedessi la luna tu faresti di tutto per portarmela. E non deve essere così! ci si dovrebbe andare insieme, sulla luna."
- "ma possiamo andarci! possiamo andarci se mi dici di si!"
- "lo vedi? lo vedi che non riesci a capire? io non ho bisogno di qualcuno che realizzi i miei capricci, non ho bisogno di qualcuno che mi riempia la vita di zucchero. Ho bisogno di un compagno di avventure che sappia mantenersi fedele a sé stesso, che se esagero mi dica "no! la luna la prendiamo assieme, si fa metà strada per uno".
- "ma questo non è amore"
- "perchè, tu sai cos'è, l'amore?"
- "sì, io lo so. Sei tu che non lo sai. Stai facendo di tutto per sbagliare, per trovarti solo casini e se era davvero questo che volevi, hai trovato la strada migliore. vuoi continuare a vivere come vivi? da solo? senza nessuno che ti dia attenzioni? è questo che vuoi!?
- "io non posso prescindere da me stesso. sarò anche duro ma è così che stanno le cose. non posso amarti solo perché so che sei una brava ragazza".
- "ah si?? e sentiamo, sarebbe la mia normalità a farti così schifo?!"
- "non mi fa schifo, la tua normalità. Ma non mi disseterebbe."
- "ok, vuoi una stronza, allora! lo vedi che te le cerchi?!"
- "non voglio una stronza, voglio una persona che non passi la sua vita legata a un solo pensiero, a una sola strada."
- "bene. e io non lo farei?"
- "sì, lo fai. ma solo praticamente."
- "ad amare si impara."
- "ad amare non si impara. o si ama, o non si ama."
- "io ti amo"
- "io no, Gloria.".
Mi voltai per un attimo e vidi una sagoma, di lontano, verso gli alberi. Cercai di mettere meglio a fuoco. Era Naty che guardava dalla nostra parte ma, disinteressata, non si avvicinò.
Gloria capì che qualcosa aveva rapito per un attimo la mia attenzione e si voltò a sua volta.
" Ora ho capito!!!! Ora ho capito!!!! sei in compagnia! e cosa aspettavi a dirmelo?"
Si alzò in piedi, feroce.
"Non sono tenuto a dirti nulla."
" ah no?"
-"no. assolutamente no."
Zittì. Ripresi: "Gloria, tu mi ami da mesi e ne abbiamo parlato più di una volta. Non potremo mai stare insieme per lo stesso motivo per cui non siamo mai stati insieme, per cui ho dovuto sempre rifiutare le tue dichiarazioni."
- " e sarebbe?"
- "non proviamo le stesse cose, tutto qui."
- "tutto qui?? io potrei darti una vita tranquilla!!!!"
- "ed è proprio questo il fatto. Io, una vita tranquilla come la intendi tu, non la voglio, non ne ho bisogno, la odierei. Lo capisci che siamo diversi? completamente diversi?"
- "e saresti più simile a quella?" indicò Naty.
- "forse, in fondo, sì. ma non ha importanza questo. Io non so amare, Gloria, perchè non ho mai amato e se non ho mai amato è perchè non c'era nulla da amare. Ma una cosa l'ho capita. L'amore è più simile alla libertà di quello che si possa pensare. Non si può pretendere che esista e non si può fingere che possa nascere. Se non c'è, non c'è."
- "tu! tu non sei libero! tu sei arido!!! sei una persone meschina. Schifosa! Mi fai schifo!!! Mi fai schifo!!!".
In un attimo scomparve.
Io rimasi seduto, lì.
- mi dispiace -.


Ecco, questo è tutto, mia cara ombra. L'ho mandata via nonostante avrebbe potuto darmi molto. Ma io, Gloria, non la amo. la mia libertà di scegliere verrebbe meno e poco importa se continuerò ad andare a tentoni, a sbagliare. E' più importante amare che essere amati. Non trovi?

Lucas

venerdì 5 febbraio 2010

Un Ponte Sull' Eternità





Mi sono sempre rifiutata di pensare che l'Amore sia qualche frase banale e zuccherosa scritta su un diario o detta in uno di quel film romantici che invadono le vite delle persone, ingannevoli.
Ma d'altra parte, non mi sono mai concentrata troppo sul tema: si prende quello che si ha, lo si scambia per un tesoro "wow stavolta sì che sono innamorato". Poi quel qualcosa finisce, più o meno inspiegabilmente, e si sostituisce il tesoro precedente con un altro "ah si, stavolta amo davvero, questo è amore! l'altro non era nulla, ora lo so" e così avanti, ogni volta, senza fermarsi un attimo a pensare che se si chiamano troppe cose con lo stesso nome forse, quella cosa che vorremmo definire, non è poi così definibile e soprattutto, forse, non esiste.
E così: dare una definizione scritta d'amore non è possibile perchè l'amore non esiste; si possono scrivere o raccontare storie, sull'amore, inventate o realmente accadute, ma chiunque tenta di trovare tre parole in fila per darne una definizione univoca si ferma solitamente alla prima: sentimento.
I fili che legano due anime sono spesso solo funi di alchimie chimiche che davvero poco hanno a che fare con la psicologia, con l'anima: l'amore è più "fisico" di quel che si possa pensare ma resta, comunque, al di sopra delle possibilità di comprensione, di percezione, di razionalizzazione.

Eppure c'è chi ancora crede nella favola del principe azzurro.

Poi arriva questo libro, comprato per caso, in un pomeriggio tra tanti, durante una attesa un po' diversa ma, in fondo, non troppo diversa dal normale. Stazione Termini. Richard Bach. Il gabbiano Jonathan Livingston. Il mio libro preferito. Vediamo come se la cava con un genere diverso, non allegorico a quanto pare. "Cavalieri e principesse", cominciamo male. Molto male. Un tizio che ricerca l'amore a tutti i costi, in ogni volto, in ogni parola. "Niente di più sbagliato" dico tra me. Poi capisco che è un romanzo autobiografico.

Chi cerca una narrativa impegnata e rifinita non la troverà in questo libro come non troverà riflessioni filosofiche o vaneggiamenti. Tutto è molto semplice, dallo stile all'impianto visivo delle pagine: il giusto scheletro, il giusto contorno per un argomento come l'amore, semplice solo all'apparenza, assolutamente totalizzante, arricchito dal volo, dalla leggerezza del vivere sospesi tra le nuvole, più in alto degli altri e soli, con il mondo, con l'aria del cielo, in un unico liberatorio.
La realtà in questo libro sembra fantasia; come Bach stesso afferma "neanche se mi fossi impegnato sarei riuscito ad immaginare una cosa simile".

Il lettore ritrova la sua vita, riconoscendosi, pagina dopo pagina, in atteggiamenti e pensieri che, forse, aveva anche negato a sè stesso. Trova conforto e riscopre la speranza.
L'amore sarà anche non definibile ma strega, nella sua affannosa e incessante lotta contro un concetto di liberà troppo maltrattato per essere libertà vera, nascosto in qualcosa di maledettamente normale, ancora più insinuante quando si confonde con fulmini di passione.

Lo consiglio.

Richard Bach - Un ponte sull'Eternità.

mercoledì 3 febbraio 2010

giochi di luce - il diamante -


http://www.youtube.com/watch?v=ohaNLcJJHgs (da aprire in un'altra finestra, volendo.)

Girò di nuovo il diamante : - "ecco, ci siamo, questa faccia va bene".
- "devi proprio scegliere una faccia?" fece lei, candidamente.
- "sì". rispose lui, tagliando corto.
- "e perchè?"
- "per necessità"
- " ma non ha senso, lo sai? il diamante è bello nella sua interezza, nel complesso, tutte le parti fanno parte di un uno, se ti soffermi su una parte sola perdi tutte le altre. E quelle che perdi potrebbero essere migliori di quella che stai vedendo".
Si voltò vero di lei; lo sguardo, che già da qualche ora meditava lo scontro, aveva adesso imbracciato le armi per dare inizio alla battaglia.
Si trovavano ancora lontani dal passo e il sole si era coperto di nuovo col suo mantello scuro, lasciandoli al freddo e alla pioggia leggera e fina di quella giornata di fine gennaio. Lui, accovacciato sul ciglio del monte, alle prese con un pezzo di legno e l'ultimo fiammifero rimastogli, si dava da fare per rendere meno ostili le ore che li attendevano mentre lei in piedi, affianco a lui, lo guardava armeggiare, sorridendo a tratti, disinteressata al lavoro di lui, beffarda e affascinante come solo i beffardi sanno realmente essere. "Sei bella senza artifici"- pensò lui - "ma questo non vuol dire che tu non debba muovere un dito"
- "hai intenzione di rimanere là per molto?"
- "almeno fin quando non avrai acceso il fuoco, sì" rispose lei.
- "senti" - riprese lui "non è bene che io stia qui a cercare di rendere meno pesanti a entrambi queste ore mentre tu resti muta per la maggior parte del tempo o ti limiti a dirmi che faccio male a guardare una sola faccia del diamante."
- "non capisco cosa vuoi che faccia. se hai bisogno di qualcosa, chiedi."
Scacco matto! l'aveva incastrato e questa cosa non gli piaceva affatto. Zittì. ** il comandante suggerisce di imbracciare una fionda per impallinarle il muso. Che si fa, generale, si procede?**
Ah quanto vorrei impallinarle il muso! Ma poi smetterebbe di parlarmi e questa cosa non mi va.
** Allora non procediamo, signore? No, non ancora. **
Tra un pensiero e uno scambio di battute Lucas riuscì a mettere su un fuocherello, quel minimo che bastasse a fare un po' di luce in quel mare di oscurità e di intenzioni.
"Non ti capisco, scusami, ma non ti capisco" le disse lui tenendo le mani vicino alla fiamma.
"Buono! è logico, non c'è niente da capire"
-"Uhm..."
- "ti ho visto prima. Cosa credi che non abbia capito che avresti voluto spaccarmi la faccia, prima come tante altre volte prima di prima?"
- "come?"
- "non fare il finto tonto. Non sono stupida, se è questo che credi."
- "non lo credo".
- "però qualcosa credi"
- "No."
- "bah, credi quello che ti pare. Non ha senso, in fondo, mettersi a discutere sul nulla. E poi i tuoi discorsi finiscono sempre in modo poco netto. Ma sei in grado di pensare? o parli solo per frasi fatte?"
Lucas sentì il sangue invadergli la testa; lo immaginò spandersi viscoso e veloce come inchiostro sul tavolo. ** Impalliniamo, signore?** Ma cosa vuoi impallinare tu, cosa vuoi impallinare! Ha ragione, cazzo, sembro un ebete; parlo e non so cosa dico, sto in silenzio e non ho mai sentito tanto vuoto nell'assenza di suono, che pure è una condizione a me familiare. ** ci ritiriamo, signore?** Ma andate a fare in culo piuttosto! non basta lei a confondermi le idee, ci volete pure voi! VIA! VIA!
Mentre lui discorreva con le sue affezionate vocine, lei parlava di teorie e filosofie, modi di vedere le cose, di sentirle, di pensare, tutta presa dalle sue passioni.
- "non credi anche tu che sia così?" gli chiese
- "bah, si no, forse. cioè io penso che.. no ma forse non mi sono spiegato...... lascia stare."
*** possiamo permetterci, signore? il comandante dice che a questo punto è nostro dovere informarla che lei è una gran testa di cazzo.** - Come?- disse Lucas.
- "Cosa?"
- "Cosa?"
- "Cosa come?" chiese lei con aria scocciata.
- "come che?"
- "hai detto - come- tu hai detto -come-."
- "eh beh c'ha ragione il comandante"
- "come?"
-"cosa?"
- "lascia stare"- disse lei- "non importa. bisogna trovare un po' di legno per questo fuoco, Lucas, o moriremo di freddo.
- "Già, ma non so dove trovarla, la legna che vuoi."
- "ci sono tanti alberi. Tagliane uno."
pare facile - pensò lui tra sé -.
Lucas riprese in mano il suo diamante, lo guardò a lungo con aria scura e si accompagnò a un lungo silenzio.
- "nessun diamante è bello se ne guardi solo una faccia, te l'ho già detto". Naty ruppe il silenzio, sicura e tagliente, come sempre.
Lui cercò i suoi occhi ma non ebbe il coraggio di trovarli e disse: -" è prezioso per me questo diamante. E' l'unico ricordo che resta della mia vita, il bene a cui tengo di più e un po' mi pento di averlo cacciato dalla tasca dove l'ho tenuto conservato per più di un anno."
- "non l'hai mai cacciato fuori?"
- "oh, si, certo. ma non in presenza di altri. Eravamo sempre, soltanto, io e la mia ombra."
- "e cosa ne facevi?"
- "lo guardavo, come lo guardo adesso. e adesso, con te davanti, non mi piace"
- "per forza.quel coso è irritante e decisamente poco piacevole alla vista. A me quello che stai vedendo non piace"
- "come se mi interessasse cosa pensi tu, Naty". disse mentre "si che mi interessa, diamine" pensò.
Lucas si allontanò per un attimo, lasciando Naty accanto al fuoco divenuto, ormai, quasi soltanto brace.

""Allora... ma che stai combinando?""
"" Non ti ci mettere anche tu, adesso. Già sono abbastanza irritato con me stesso per questa situazione al limite del normale.""
"" e perchè sei irritato, Lucas!? ""
"" Perchè? Perchè, ombra mia... perché sto guardando solo una faccia del diamante. Ha ragione Naty quando dice che è sbagliato comportarsi così e che ci sono facce più belle su quel coso. Ho attaccato per difesa e questo non è mai un bene. Anche perchè difesa da che, da chi? Nessuno mi ha minacciato, nessuno ha tentato di uccidermi nelle ultime ore, Naty men che meno. Ho sbagliato e, hai visto? non sono stato neanche in grado di accendere un fuoco che durasse più di dieci minuti quando in genere riesco facilmente a trovare legna per non farlo morire in fretta. Mi fa rabbia non riuscire a parlare, mi fa rabbia. Ma è colpa mia. Solo colpa mia. Con qualche brutta faccia e qualche brutta battuta credo di uscirne vincitore e invece guardami: sono come non sono, perché so di non essere così. Eppure lo sono effettivamente stato. Devo esserlo stato davvero. E ti dirò che a tratti, mentre lo ero, me ne sono anche reso conto! Ma perché è sempre tutto così diverso da come vorrei che fosse? Perché invece di sentire 1 sento 100? Me lo chiedo spesso, eppure eccomi qua, qui, a parlare con te che sei l'unica presenza con cui finora sono davvero stato me stesso. Sbagliando, lo so, non dirmelo anche tu."
"" C'è una cosa di te che non capisco, Lucas. sai benissimo di avere un diamante in tasca e fai di tutto per spacciarlo per una pietra di plastica. Se le persone che ti incontrano non vedono che plastica non si accostano. Tu ti accosteresti a una fregatura?"
"oh, certo che no"
""ecco. E allora perché dovrebbero farlo loro? puoi forse biasimarli?""
"no." fece Lucas abbassando il capo.
" ma tanto ormai Naty ha visto plastica, Carol anche. E poi magari a loro i diamanti non piacciono."
""beh, certo, capisci anche tu che non può piacere un diamante da una faccia sola e tuttaltro che bella. Guarda! Guardala! ti sembra bella questa faccia?""
"no."
""Questo diamante non fa parte della collezione più preziosa del mondo, che tu lo voglia o no.""
"Ma chi se ne frega!!! E' il mio diamante!!"
""continua a pensarla così e ti troverai sempre a riflettere su cose a cui non dovresti pensare... e a fare fuochi con poca legna. Se hai un diamante per le mani, mostralo! fallo vedere! fallo vedere come lo fai vedere a me! se hai qualcosa da dire, dilla! se vuoi ridere, ridi! dì la tua, partecipa, non fissarti su una faccia sola! la forza deve essere dentro di te, non nella custodia con cui proteggi il tuo diamante. Parlai con un tipo, tempo fa, che fece un errore molto simile al tuo: quando si trattò di scegliere tra l'essere sé stesso e l'essere diverso scelse, automaticamente, di essere diverso, e, automaticamente, sbagliò. Mi capisci, vero?""
"Si."
"" Bene. E ti dirò di più, a furia di proteggerlo, questo diamante o coso, chiamalo come vuoi, finirai per romperlo o per odiarlo. Come ti ho voluto bene e ti voglio bene io, per quello che sei quando non hai difese, così possono volerti bene gli altri. Ma se non permetti agli altri di volerti bene stiamo solo sprecando fiato e perdendo tempo.
Fuori, lì fuori, ci sono bravissimi esperti di pietre che possono aiutarti a levigarlo, a farlo brillare, il tuo diamante. E ora vai, che il fuoco non è ancora del tutto spento. Se fai come ti ho detto, forse, riuscirai a trovare un modo per non morire di freddo.""

Tornò intorno al fuoco, intimamente convinto di lasciare l'esercito in cui si era arruolato. Naty dormiva "le sarà passata la voglia di trovare un ciocco"- pensò Lucas. "peccato".
"E' una persona sveglia, mi sarebbe di grande aiuto una sua idea. Chissà se avrà ancora voglia di attraversare il valico. Se volesse, le proporrò di raccogliere insieme piccoli ciocchi lungo la strada."
Intanto la guardava dormire. Era già tanto averla ritrovata lì, vicino al fuoco.

""Mi raccomando Lucas.""
Lucas annuì e, stringendo le braccia intorno alle ginocchia, si abbandonò al sonno.
Ma, stavolta, non pensò alla sfumatura pastello con cui l'alba l'avrebbe richiamato al mondo.
E questo, era già un buon inizio; anche soltanto per sé stesso.


venerdì 22 gennaio 2010

giochi di luce

Un lungo silenzio seguì a quell’urlo lacerante.

Le forze rimastigli lo avevano abbandonato, affidandolo al terrore che lo aveva morso nel realizzare che l’ombra al suo fianco aveva lasciato il proprio posto. In ginocchio e con la testa tra le mani “Non ce la farò a superare la notte”- pensava, mentre sentiva affiorare la sensazione gelida di essere altro da sé. Le labbra, che tutto a un tratto pareva avessero disimparato ad amarsi e a respingersi, lo tenevano serrato in una fortezza di dolore che l’avrebbe certamente annientato se, voltando appena lo sguardo, non avesse intravisto una nuova ombra accanto a sé. Strinse gli occhi per un attimo sperando, nel riaprirli, di trovare ancora quella macchia sull’asfalto. Era lì, la macchia. “sei tu, di nuovo!” ma non era esattamente come gli pareva di ricordare, c’era qualcosa di diverso, nella forma, nella taglia, qualcosa che non riusciva a decifrare ma che non si impegnò troppo a capire; sentiva il cuore più leggero e questo gli bastava. Il perché, in quel momento, non aveva importanza. “non puoi essere tu! tu ne sei andata, te ne sei andata prendendomi tutto, lasciandomi solo la devastazione dell’anima. Merda!

L’ombra stava un passo indietro, silenziosa; lo guardava piangere e disperarsi, ripetere le stesse frasi ininterrottamente ma senza dire nulla. Poi, ad un tratto “avrei bisogno di aiuto” gli disse, “puoi aiutarmi?”

Lui si fermò di scatto, pensieroso: “sì, posso aiutarti.”

- “Bene, ti ringrazio”

- “di niente.”

- “devo superare quel passo” riprese lei – “ma avrei bisogno di un sostegno. Il mio carico è un po’ pesante e da sola non riesco”

- “uhm… il tuo carico? Tu non hai carico, bella mia.”

- “sei tu che lo dici. La tua parola vale quanto la mia. Ma non cercherò di convincerti del contrario. Dimmi solo se mi vuoi aiutare”

- “sì, ti ho già detto che ti aiuto, per quel che posso”

Il passo era molto lontano da dove si trovavano “impiegheremo un po’ ad arrivare fin laggiù.” Pensò lui tra sé – “ma va bene, almeno ho qualcosa a tenermi compagnia. Che non si leghi troppo, però, ché la mia anima già pesa abbastanza e le mie spalle non sono più larghe come un tempo.”


[...]

lunedì 18 gennaio 2010

http://www.youtube.com/watch?v=cT0hgH9qVfg


sulla pelle e su noi
cadono perle stasera
le insegne dipingono amanti
dai vetri rigati al vapore

nella pio
nella pio
nella pioggia che c'è
i cani non trovan padroni
e suona l'orchestra a gettoni
e i cinesi non chiudono mai

nascosti nella sera
partono treni a ogni ora
partono ma
non partiamo noi
è un disco d'inchiostro e di cera
la strada
e i solchi li suonan le suola

camminando, camminando
cade la pioggia..
la pianola, la pianola
spazza la sera
gli ombrelli sbocciano agli angoli

nella pio
nella pio
nella pioggia che c'è
le rose non seguono i guanti
ritornano a mazzi ambulanti
dov'è che dormono i tram

questa pio
questa pio
questa pioggia è per noi
e brilla di ferro e binari
ritaglian le stoffe e le ore
le lancette dei grandi orologi

nascosti nella sera
partono treni a ogni ora
partono ma
non partiamo noi
gli ombrelli sbocciano agli angoli
e appesi
voliamo anche noi

gira, gira
gira la pioggia
la pianola, la pianola
spazza la sera
piccolo piccolo è il cielo
e grande
più per noi

In punta di piedi, la notte buia, il giallo poco netto delle luci delle strade di Roma, la testa rivolta al cielo, abbandonata alle gocce gelide e pungenti, un passo a sinistra, uno a destra, uno in avanti e ancora indietro e poi di nuovo a sinistra, destra, uno avanti e indietro - un due tre, un due tre - e di nuovo ancora e ancora e ancora... posseduta in un valzer solitario e leggero, ricoperta delle fibre infradiciate dei vestiti.
La felicità è questa

"Gira, gira, gira"...

domenica 17 gennaio 2010

---- Credo che l'immaginario non sia astrazione ma la parte più reale e profondamente sincera del nostro essere. Il viaggio in questo "status" mentale è quotidiano e tutto ciò che rendiamo effettivo subisce per buona parte l'impulso del nostro viaggio. Le regole, nel mondo immaginario, sono irregolari, proprie, e, per questo, spesso nettamente in contrasto con ciò che è a noi esterno . E' la lotta tra ciò che vorremmo e ciò che possiamo ad animare le azioni quotidiane, è la carica con cui si vivono le passioni a rendere infuocati, la paura a rendere fragili, il senso di smarrimento a far cadere le lacrime e tutto questo, nell'immaginario personale, si coniuga a immagini e desideri che vorremmo tanto vedere e vedere realizzare davvero. Ma è tutto squisitamente nostro e, quindi, bello così com'è! Nessuno potrà mai toglierci questa parte di noi, parte che diventa ricchezza quando anime in sintonia uniscono, alle nostre, le proprie immagini e diventa bello quando vediamo che l'altro comprende seppur non condividendo. Si tessono trame di desideri e di realtà e giochi di vita che non si possono trovare altrove.
La vita nell'immaginario è a colori, a tinte forti, ed è ciò che rende vivo l'animo. Per questo: Vivere l'Immaginario. Un piccolo mondo nell'immenso mondo di terre e acque. Le stazioni del mio viaggio saranno lontane dalla città ma daranno l'idea del paesaggio e dell'architettura dei miei edifici impalpabili. ----